Politica: GERACI “L’UE CAMBI SU ANTITRUST E COMMERCIO”

Per l’Italia sarebbe strategico ottenere la delega al commercio o alla concorrenza nella nuova Commissione Europea, ma soprattutto va cambiato l’approccio sui trattati di libero scambio, valorizzando le differenze tra i Paesi. Lo sostiene il sottosegretario allo Sviluppo Economico Michele Geraci, che in un forum all’ITALPRESS fa il punto della situazione sul commercio mondiale e sul ruolo dell’Europa.

“L’Italia nella nuova Commissione punta a una delega sui temi economici. Quella al commercio o alla concorrenza può essere più strategica per l’Italia rispetto all’Agricoltura. In particolare sulla concorrenza c’è delusione per quello che ha fatto la commissaria Vestager: le regole antitrust dell’Ue si basano su un mercato di riferimento europeo, ma questo impedisce la crescita di aziende capaci di competere nel mondo. Questo criterio andrebbe cambiato”.

“L’Italia ha un’economia molto frammentata, dobbiamo favorire le aggregazioni – spiega il sottosegretario -. Noi siamo per un protezionismo che tuteli le nostre produzioni e aziende, ma contemporaneamente vogliamo che le nostre imprese crescano all’estero. È sulla linea sottile tra proteggere il nostro tessuto industriale e far crescere il nostro export che lavoriamo”.

 

Geraci evidenzia una contraddizione nell’attuale assetto dell’Unione: “Ci sono regole comuni ma poi la promozione cambia da Paese a Paese. Le politiche commerciali vanno coordinate, quelle di promozione no, e mancano meccanismi di distribuzione a livello europeo. Questo va riformato, se un accordo siglato dall’Ue dà più vantaggi ad alcuni paesi rispetto ad altri, andrebbero condivisi”. Inoltre c’è il problema degli “effetti collaterali” subiti dall’Italia quando gli Stati Uniti impongono dei dazi ad altri Paesi. Si è verificato recentemente con le tariffe Usa sui prodotti francesi e tedeschi. Geraci in una serie di incontri negli Stati Uniti ha posto la questione: “Hanno capito – spiega il sottosegretario -, non avevano analizzato all’inizio il problema, volevano colpire solo la Francia, ma l’Italia ha un grado di sovrapposizione elevato con i prodotti francesi, soprattutto sull’agroalimentare. Siamo in contatto costante e stanno rivedendo le liste”. Anche per questo il governo punta sui rapporti bilaterali, “perché se l’Ue fa un accordo è poi utile che l’Italia faccia presente alla controparte se ci sono delle ricadute negative per il nostro Paese. È quello che già fanno anche altri Paesi come Francia e Germania”.

 

Sul fronte del commercio estero la strategia del Governo “è calibrare diversamente le politiche commerciali in base al mercato di sbocco: valorizzare quindi le diversità nei mercati come quello statunitense e quello europeo, favorire le aggregazioni invece sul mercato asiatico”, prosegue Geraci, che anche sull’agroalimentare evidenzia come si tratti di un settore “molto frammentato. Noi abbiamo 250 varietà di vini, la Francia ne ha 4, e questo non ci aiuta nel mercato asiatico. Stiamo cercando di integrare e di fare sistema. La grande varietà è una ricchezza in Italia e in altri mercati ma in Asia diventa un limite”.

Più in generale, l’esponente dell’esecutivo evidenzia come il liberalismo commerciale stia mostrando dei limiti: “La politica che tende a zero dazi funzionava molto bene negli anni ’90, quando le catene di produzione non erano integrate e il Sud del mondo era molto arretrato. Questo ha dato dei vantaggi anche a Paesi esportatori come Italia e Germania, ma oggi il sistema è vittima del suo stesso successo, con i margini che si riducono molto. Serve una politica non protezionistica né autarchica, ma che mantenga un livello di dazi che consenta anche di avere potere negoziale nei rapporti commerciali”.

Salvatore Trapani