GRAVINA “PASSIONE AZZURRA E IMPEGNO SOCIALE LA SVOLTA”

Un anno di risultati, progetti portati a termine, altri su cui si lavora con voglia di fare, risolvere e innovare. E’ tempo di gioire per i successi delle Nazionali, da quella di Roberto Mancini a quella di Milena Bertolini, ma per la Federcalcio di Gabriele Gravina è anche arrivato il momento di un bilancio dopo un anno di lavoro, da quel 22 ottobre del 2018, giorno dell’elezione con il 97.2% dei voti, a oggi, giorno in cui l’Italia, a Palermo, conclude il suo trionfale percorso nelle qualificazioni europee. “L’aspetto più importante, al di là dei risultati che generano sicuramente entusiasmo, ma che hanno la fragilità di essere vissuti in momenti molto stretti nel tempo, è il processo che porta al risultato che è molto più duraturo – spiega Gravina in un forum all’Agenzia Italpress -. La capacità delle nostre nazionali di avere avuto il coraggio, oltre che la fortuna, di raccontare agli italiani una nuova storia, sta portando entusiasmo, questo grazie anche ai tanti giovani che vengono coinvolti. La scelta della Federazione è quella di essere aperta a un rapporto di reciprocità, la Nazionale è di tutti gli italiani, volevamo restituire alla gente la possibilità di vivere con grande partecipazione i percorsi delle nostre squadre nazionali”. Gravina ci tiene a sottolineare un aspetto a lui molto caro, il concetto legato al dono e “in questo senso avere Vialli come capo-delegazione credo sia uno dei messaggi più belli, Luca sta donando un messaggio di grande forza, capacità e speranza a tantissimi italiani”. Impegno in campo e nella politica sportiva, anche e soprattutto nel sociale. Ieri, per esempio, a Palermo Charity Dinner per raccogliere fondi in favore degli ex calciatori in difficoltà. “In Figc abbiamo potenziato l’area di responabilità sociale e abbiamo voluto che fosse presente in tanti eventi, molti nostri connazionali vivono momenti di difficoltà e sofferenza, abbiamo voluto dimostrare che la Nazionale ha la capacità di portare un abbraccio a persone meno felici, siamo stati al Bambino Gesù, siamo andati a Venezia dove abbiamo portato un momento di spensieratezza e un sorriso a chi vive momenti di grandi criticità. Ora uno dei progetti per noi importanti è quello di dare una mano a ex calciatori meno fortunati rispetto ad altri, ragazzi che hanno avuto momenti di notorietà ma non altrettanta fortuna nel sapersi gestire. Non è un problema solo di povertà, c’è anche il pericolo depressione, quando si chiude il sipario può succedere e quando è così arrivano problemi di grande disadattamento”. Ecco perchè “l’idea di costruire un centro di accoglienza è legato a un principio non legato allo scambio, vogliamo solo che questi ragazzi siano in grado di portare testimonianza nelle scuole, di partecipare ad attività sociali. Stiamo lavorando su due progetti in fase embrionale, ieri è partita da Palermo la prima serata di raccolta, ho visto tantissima sensibilità e disponibilità, come sempre il mondo del calcio è migliore rispetto a come vogliono farlo apparire”.
Il sociale è uno dei fiori all’occhiello della gestione Gravina, un presidente che ha portato a casa risultati positivi anche nella politica sportiva. “Abbiamo anticipato di circa 5-6 mesi le norme relative alle licenze nazionali e questo ci ha consentito, dando regole certe e accorciando i tempi, di partire per la prima volta dopo tantissimi anni con campionati senza penalizzazioni, abbiamo dato certezze di iscrizione, nel campionato precedente ancora non si sapeva chi era in A e chi in B, quest’anno i campionati sono partiti regolarmente e la Lega Pro a luglio aveva già fatto i calendari”. Inoltre c’è la riforma del codice di giustizia sportiva “che sarà ulteriormente rafforzata con la digitalizzazione e da questo punto di vista è stato molto apprezzato il tesseramento online”. Sempre in tema di giustizia sportiva, Gravina ricorda che “oltre alla modifica degli organi, sono stati rivisti i tempi e c’è stata la rivisitazione della responsabilità oggettiva, ovvero non l’abolizione della stessa, ma la possibilità di dare alle società tutti gli strumenti per evitare di essere colpite nel mucchio”. Gravina rende merito anche a chi lavora nel commerciale: “Dal 31 dicembre 2018 non abbiamo più un advisor, ma nonostante questo siamo passati da un minimo garantito di 50 milioni di euro a un 30% in più. Siamo una Federazione solida e dinamica, centralizzata, che attraverso questi messaggi è riuscita ad avere un ruolo centrale e che dà certezze sotto il profilo delle prospettive”. Gravina conosce la base del calcio, ha frequentato anche quella e adesso che è al vertice non dimentica che “la componente economica è tra le più importanti per il nostro movimento, però bisogna arrivare a un equilibrio tra efficienza ed equità, capire che il mondo dilettantistico è vitale per il sistema calcio. La Lega di A è la più importante, ma se non intuisce, come è già avvenuto altrove, che il rapporto di collaborazione dalla Lnd a salire è fondamentale, noi perderemo ancora terreno, eravamo al top nelle big-five, oggi siamo quinti, siamo dietro alla Spagna e alla Francia. La Premier è arrivata ai 5 miliardi di sterline. Il rapporto con loro è di 1 a 5, ma loro hanno una visione di sistema che a noi manca, serve il coinvolgimento di tutte le componenti, un interscambio con principi di equità assolutamente indispensabili”. Dalla politica sportiva al calcio giocato, Mancini infrange record e ha portato gli azzurri alla fase finale di Euro2020 in netto anticipo, il tutto giocando un ottimo calcio e dando una nuova mentalità non solo alla Nazionale, ma anche alle squadre di club, dimostrando che si può e si deve credere nei giovani. A scegliere il Mancio non fu Gravina, ma il commissario Fabbricini, eppure il rapporto tra presidente e allenatore è sempre stato ottimo. “Ho incontrato Mancini dieci giorni prima della mia elezione – dice Gravina nel corso del forum all’ITALPRESS -, gli dicevano che come primo atto io avrei cambiato ct. Non era vero, ho chiamato il mister ci siamo confrontati in maniera molto serena e tranquilla”.
Una volta eletto Gravina ha “incontrato tutte le nazionali, prima la Femminile, l’Under 21, le giovanili e poi la A con tutto lo staff. Con Mancini abbiamo avuto un bellissimo rapporto di prospettiva, abbiamo condiviso l’idea di raccontare agli italiani questa nuova storia, lui ha chiesto le massime garanzie in termine di condivisione delle sue idee, ha trovato il mio entusiasmo. Ovviamente c’è una netta separazione e il massimo rispetto dei ruoli, Mancini il ct lo sta facendo nel miglior modo possibile, noi lo stiamo mettendo nelle condizioni di lavorare al meglio. In questa Nazionale c’è un clima da grande famiglia, addirittura ci sono ragazzi dispiaciuti di dover lasciare oggi il gruppo e questa è una delle più belle testimonianze di unità e bellezza che i ragazzi possono lasciarti”. Dalla favola del Castel di Sangro, club portato dalla Terza Categoria alla B da dirigente, a numero 1 del calcio italiano. “Mi mancava solo la serie A, ora sono il presidente del Club Italia, credo che sia un’ascesa straordinariamente incredibile, credo di essere stato l’unico presidente che, partito dalla Terza Categoria, si è ritrovato a presiedere la Nazionale di calcio. Un record”.
(ITALPRESS).

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