IL RITORNO DI MOURINHO “ADESSO MI SENTO PIÙ FORTE”

Non intende fare rivoluzioni ma trasmettere a Kane e soci la sua mentalità vincente, facendo soprattutto tesoro degli errori commessi in passato. L’era Mourinho al Tottenham è appena iniziata. Conferenza stampa di presentazione per lo Special One, chiamato a raccogliere il testimone di Pochettino e guidare alla risalita una squadra che è affondata al 14esimo posto in Premier dopo una stagione che l’ha vista arrivare fino alla finale di Champions. E il primo pensiero di Mou va proprio al suo predecessore. “Voglio fare i complimenti a Pochettino per il lavoro che ha fatto e questo club sarà sempre casa sua, potrà venire quando vuole, la porta è sempre aperta per lui. E per la mia esperienza posso garantirgli che ritroverà la felicità, troverà un grande club e avrà un grande futuro”. Esonerato a dicembre scorso dal Manchester United, il tecnico portoghese non vedeva l’ora di tornare in panchina per quanto, in questi mesi, si sia divertito a fare il commentatore. “Ma questa è la mia vita, è quello a cui appartengo e che mi rende davvero felice. Non sto sorridendo molto perchè fra due giorni c’è una partita e non c’è molto tempo per lavorare ma nel profondo sono davvero felice”. Mou è consapevole della sfida che ha davanti. “Ogni volta che una squadra cambia allenatore a stagione in corso è perchè la situazione non è buona. Ma qui c’è un potenziale enorme e una delle ragioni per cui ho accettato è la visione che Levy mi ha offerto sul club e sulla qualità della squadra. So di avere potenzialmente in mano un grande incarico”, prosegue il portoghese, che mette subito a tacere le voci di mercato che hanno accostato agli Spurs calciatori come Bale o Bruno Fernandes. “Avere questa squadra è un dono, non ho bisogno di altri giocatori, sono contento di quelli che ho. Ho solo bisogno di più tempo con loro. Li conosco per averli affrontati ma non basta. Ho provato a prenderne alcuni di loro quando ero altrove e voglio rispettare il lavoro che hanno fatto in questi cinque anni. È un update, non un cambiamento. Sono qui per provare a capire perchè i risultati non sono stati buoni nell’ultimo anno in Premier, non per fare stravolgimenti e creare confusione. Non posso pensare di arrivare qui e cambiare le cose in due o quattro giorni, anche perchè è la seconda volta in carriera che prendo una squadra in corsa. Mi era successo al Porto nel 2001, devo quindi avere fiducia in quello che è stato fatto prima. Ovviamente io e il mio staff abbiamo le nostre idee e cambieremo qualcosa ma non posso pensare di lasciare subito la mia impronta”.

Per Mourinho stare lontano dal calcio giocato è stata dura ma è stata anche l’occasione per guardarsi indietro. “Ho sempre pensato che questi 11 mesi non fossero una perdita di tempo, mi sono serviti per pensare, analizzare, prepararmi. Non perdi mai il tuo Dna, la tua identità, tu sei quello che sei nel bene e nel male. Ma ho avuto modo di riflettere su molte cose, ho capito di aver fatto degli errori e non li ripeterò. Non mi sento più pronto, lo sono sempre stato, ma sono più forte da un punto di vista emotivo. Mi sento rilassato, motivato, pronto, e penso che i giocatori lo abbiano sentito in questi due giorni. Qui non si tratta di me, ma del club, dei tifosi, dei calciatori, sono qui per provare ad aiutare tutti”. Il portoghese si definisce “umile, lo sono abbastanza per provare ad analizzare tutta la mia carriera, la sua evoluzione, i problemi e le soluzioni, senza incolpare nessuno. Alle volte avere una pausa è positivo. È stata la mia prima estate senza una panchina, non è stato facile, mi sentivo un po’ perso ma ho imparato tanto”. Il suo passato al Chelsea o allo United non lo condizionerà. “Sono un uomo del club, di tanti club. Ho deciso di vivere diverse avventure in diversi Paesi, vincendo in Inghilterra, Spagna e Italia. Ma ho sempre detto che la Premier League è il mio habitat naturale, dove mi sento davvero felice – ha aggiunto – Adesso ho una sola maglia, una sola passione, una sola cosa in testa che è il Tottenham. Ho vinto la Champions col Porto e tre mesi dopo l’ho affrontato da avversario, è la vita. Io non sono il Chelsea, non sono lo United o il Real o l’Inter, sono tutti loro, ho dato tutto a tutti ed è quello che farò anche qui”. Il primo passo è comunicare la sua mentalità alla squadra. “Quando non vinco non posso essere felice, fa parte del mio Dna e spero di trasmetterlo ai miei giocatori. Se sei felice dopo aver perso una partita, diventa difficile diventare un vincente”. E su quelle che sono le prospettive del Tottenham, assicura che “nessuno vuole più di me che vinca. Non possiamo vincere la Premier quest’anno ma potremo nella prossima stagione. Non dico che lo faremo ma che possiamo. Capisco che la gente mi terrà d’occhio, è come quando arriva un top player. Ma qui si tratta di noi, dobbiamo andare insieme nella stessa direzione e pensare alle cose buone che possiamo fare”.

Perchè il Tottenham non si sia ripreso dopo la sconfitta di Madrid “non lo so, non ho mai perso una finale di Champions ma posso immaginare che non sia facile. Pensate però al Liverpool: un anno perdono la Premier per un punto e la finale di Champions, l’anno dopo vanno fortissimo in Premier e vincono la Champions”. Non manca una battuta sulle voci relative al Real dele scorse settimane: “Ho ancora degli amici lì, il primo dei quali è il presidente con cui ci vogliamo bene. Sono molto fiero di lasciarmi dietro questi rapporti: ieri ho ricevuto 50 messaggi dalla gente del Manchester United, questa è la cosa più importante al di là dei trofei”.
(ITALPRESS).

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