LEUCEMIA ACUTA, PROTOCOLLO UNIBA PER IDENTIFICARE GENI ALTERATI

La rivista scientifica internazionale Genes ha dedicato la copertina del numero di dicembre all’ultimo studio, sulla leucemia acuta mieloide, del Laboratorio di Ricerca per le Scienze Ematologiche dell’Uoc di Ematologia con Trapianto (Dipartimento dell’Emergenza e dei Trapianti di Organi) del Policlinico di Bari. Il lavoro pubblicato dal gruppo di ricerca diretto dal professor Francesco Albano, composto da una decina di giovani ricercatori, ha utilizzato la più innovativa tra le tecniche di sequenziamento – una sorta di tac del dna – nell’ambito delle leucemie acute mieloidi (LAM).
I risultati hanno dimostrato che l’applicazione di questa tecnologia, mediante lo sviluppo di uno specifico protocollo di lavoro, risulta essere più sensibile, economica e vantaggiosa in termini di rapidità della produzione dei risultati rispetto a quella, di seconda generazione, che oggi viene utilizzata nei centri più all’avanguardia nella diagnosi di questo tipo di leucemia.
Quest’ultima inoltre è ancora limitata soprattutto a causa dei costi. La tecnologia di sequenziamento di “terza generazione”, come dimostrato dal gruppo di ricerca barese, può rappresentare una soluzione economicamente più sostenibile e vantaggiosa sotto molti aspetti tecnici.
“Quando abbiamo davanti a noi una diagnosi di leucemia acuta mieloide – ha spiegato Albano – abbiamo la necessità di analizzare il dna del paziente. Questo tipo di analisi ci dà delle informazioni molto preziose perché le utilizziamo non solo per la diagnosi ma anche per la prognosi e soprattutto per il tipo di terapia che il paziente andrà a fare. Questo genere di analisi oggi viene effettuata con una tecnologia che è molto costosa e per questo non è utilizzata in maniera capillare sul territorio nazionale e richiede personale adeguatamente istruito. Quindi pur essendo una tecnologia molto utile, ha degli svantaggi in termini di applicazione reale”.
Ma quali sono i risvolti pratici che derivano da questa ricerca? “Sono quelli di aver adottato – ha aggiunto il direttore del gruppo di studio – una nuova tecnologia, quindi più innovativa rispetto alla precedente e di averla istruita rispetto a questi fabbisogni specifici, realizzando così un protocollo di lavoro che non solo alleggerisce il carico economico dell’analisi ma rende l’analisi stessa molto più veloce e molto più precisa. Quindi oggi possiamo dire che questo nuovo strumento di lavoro, basato su tecnologie di terza generazione e adeguato con protocollo specifico di lavoro alle nostre esigenze, consentirà una rapida analisi che potrà essere adottata anche dai laboratori privi di sofisticatissime attrezzature e quindi una maggiore diffusibilità di questo tipo di analisi, con beneficio ovviamente per i pazienti”.

In pratica questo protocollo consente di ‘scannerizzare’ con precisione il dna per individuare le anomalie. “Sì – risponde – noi facciamo una specie di tac del dna del paziente per evidenziare le anomalie presenti nel suo dna a livello di geni, perché questo genere di fotografia ci consente appunto di prendere delle decisioni in merito alla terapia che poi il paziente potrà fare, cioè scegliere la miglior terapia per il paziente”.
Lo studio, come detto, ha impegnato un gruppo di una decina di ricercatori precari e avrebbe bisogno di maggiori risorse per essere messo a regime.
“Questa ricerca – ha sottolineato Albano – ha impegnato tutti i ricercatori che fanno capo al laboratorio di Scienze Ematologiche qui nel Policlinico, una decina di persone. Sono tutti giovani ricercatori molto appassionati ma come tutti i ricercatori in Italia purtroppo sono gravati da un destino professionale precario”.
“Ora – ha sottolineato – abbiamo la necessità di convalidare i risultati ottenuti su casistiche più ampie, ma questi sono i passi naturali, fisiologici della ricerca, e confidiamo di poter fare questo con la collaborazione anche di altri centri italiani nel più breve tempo possibile. Poi, come al solito, c’è bisogno di sovvenzionanti, cioè di uno sponsor economico che creda nei nostri passi e li sostenga nell’ambito della ricerca”.
La realizzazione del progetto di ricerca è stata possibile grazie al generoso supporto dell’Associazione Italiana contro le Leucemie, Mieloma e Linfoma – Sezione di Bari (AIL-Bari).
“Noi per fortuna abbiamo il sostegno dell’Associazione Italiana contro le Leucemie, la sezione AIL di Bari che crede nella nostra ricerca e finanzia molti dei nostri progetti e senza questo aiuto non potremmo fare ricerca. L’appello? E’ alla comunità civile tutta. Un Paese che non fa ricerca – ha concluso Albano – è un Paese destinato all’oblio quindi io spero che le istituzioni inizino ad essere più sensibili al tema della ricerca che non deve essere un tema astratto perché è un tema che garantisce il futuro di una società”.
(ITALPRESS).

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