LA JUVENTUS E’ TORNATA VINCENTE

La Juve e’ tornata vincente. Con Dybala anche convincente. L’Inter s’e’ persa nel silenzio. Pericolosa finche’ s’e’ data al contropiede, ha ceduto quando la Juve del Ronaldo solitario e’ diventata squadra e gliel’ha impedito. L’Inter non e’ squadra, non sa dare spettacolo, ha troppi personaggi in cerca d’autore. La Lazio sta sognando …
Il calcio e’ fortunato. In una giornata di lutto – questo e’ giocare a porte chiuse – presenta Paulo Dybala, un gol da favola. Un urlo nel silenzio e un sorriso grande cosi’. Tale da addolcire la critica che dovrebbe indugiare sulle scelte cervellotiche di Sarri, uno che ha speso tutta la buona fama guadagnata a Napoli, dov’era un decisionista Comandante, mentre a Torino ha perso smalto, potenza, idee. Ma per fortuna ci sono i calciatori, e non solo Dybala, il fuoriclasse, anche quelli meno importanti e pur sempre protagonisti.
I veri eroi di ieri sono ragazzi che giocano. Giocano davvero. Si divertono. Non hanno paura. Solo Balotelli, l’intellettuale, e’ preoccupato di farsi la bua, si’, quella cosa che si chiama vairus, come dicono Klopp e il ministro Di Maio. E’ coerente: soldi soldi, per lui ormai il resto non esiste. Gli altri ce la mettono tutta, ognuno secondo le proprie possibilita’.
Dalla modesta Spal di Petagna alla presuntuosa Juve di Ronaldo, passando per l’appassionante risalita delle genovesi di Pandev e Quagliarella (e’ bello che Genova, in zona azzurra, dopo tante sfighe, possa trovare almeno un sorriso con le sue squadre). Una lezione per tutti, quella dei giocatori e del calcio giocato: il resto, adeguato alla qualita’ degli interlocutori. Appena sali ai vertici – Lega, ministero, governo, la Federcalcio s’e’ chiamata fuori – incontri la casta poco casta degli incompetenti, dei poltronisti, degli spaventati, degli avventurosi che per giorni, fino all’ultimo minuto, si passano il cerino. Che fatalmente si spegne fra le dita di Spadafora, il ministro che sa cosa vorrebbe fare ma non lo sa fare. Non gli manca il potere, gli manca la potenza. Il campionato a porte chiuse, il campionato in chiaro, il campionato sospeso. Le dice tutte, e il governo gli da’ man forte recuperando l’Italia dei Comuni, egoismo, grettezza, debolezza scambiata per autonomia. Quanti danni puo’ fare un ministro dello sport pur generoso e entusiasta ma privo di competenza specifica! E nello sport si vede subito, se non sei all’altezza. In tanti ministeri ci si va per politica, non per competenza, e si nota meno. Tutto questo – va detto – per la gioia degli opinionisti: avendo detto tutto e il contrario di tutto il governo li ha fatti felici e ognuno di loro oggi puo’ dire “come avevo detto”. Io non ho taciuto. Ho detto semplicemente che un evento tragico di tale dimensione ( di peggio ho vissuto solo la seconda guerra Mindiale sulla Linea Gotica) doveva essere gestito dal governo, non da una Federazione, da una Lega, dal Coni. Qusto vuole la democrazia. E siccome il caso non e’ risolto e non potremmo mai perdonarci un calciatore vittima del Coronavirus, prima di domani, prima dell’ennesimo incontro in Federcalcio e di un nuovo guizzo del ministro, il presidente Mattarella – che so appassionato – faccia una telefonata a Qualcuno. E’ l’unico presidente di cui mi fido.

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