Fronteggiare emergenza Coronavirus come Paese

In questi giorni, la pandemia che sta mettendo a dura prova le famiglie e la economia, pone con grande sollecitudine la esigenza di fronteggiare come paese ed in modo adeguato, la molteplicità delle situazioni che si presentano ora e che si mostreranno in futuro. A tale proposito, giorni fa, si è invocata da parte di taluni la necessità della costituzione di un governo di emergenza che coinvolga tutte le forze politiche. D’altro canto nell’Italia degli anni ottanta ci fu una esperienza di questo tipo provocata dal terrorismo devastante del brigatismo rosso: il governo di solidarietà nazionale che vide insieme due forze storicamente contrapposte come la Democrazia Cristiana ed i Partito Comunista. La stessa Germania ha conosciuto in seguito una esperienza analoga praticata fino ai giorni d’oggi, che trova nella coalizione governativa due storiche forze contrapposte: i democristiani del Cdu-CSu ed il Partito Socialdemocratico. Va precisato che ambedue le esperienze: sia quella italiana, che quella tedesca, furono precedute da un confronto lungo ed approfondito da cui originò un programma dettagliato, discusso dalle stesse basi dei rispettivi partiti.

L’altro elemento importante di queste esperienze è costituito dal fatto che queste forze avevano già provato a collaborare nei territori, e ad esempio il Bundenstag era stato il luogo centrale della discussione politica. Infatti da tempo le contrapposizioni erano state sostituite da una dialettica conducente e collaborativa che aveva preparato quelle decisioni inedite. Nell’attuale scenario politico, nulla somiglia a quel passato! Anzi, persino per le decisioni prese dal Governo in questi giorni drammatici, abbiamo assistito ad imbarazzanti contrapposizioni di leader politici e da presidenti di regioni dello stesso partito, precedute da offerte di dialogo strumentali e prive di presupposti. Penso che nelle circostanze dolorose come quelle che viviamo, i cittadini si aspettino uno stile diverso, proprio per sottolineare che nel buio in cui siamo piombati, la armonia sia l’unica possibilità che abbiamo per saper decidere soluzioni difficili ed opportune. La linea di comando deve essere una sola; ci piaccia o no chi la esprime, ci piaccia o no quello che si decide. Ci sono sempre i modi per far valere le proprie opinioni, ma in questi frangenti, non con le modalità politiche rumorose di opposizione come se vivessimo nella ordinarietà. Di fronte al paese, credo che sia importante dare segni coerenti.

Lo Stato centrale e le le sue articolazioni locali, come le forze politiche nazionali, devono collaborare senza porre alcuna pregiudiziale, come un tutt’uno a garanzia degli interessi primari della Nazione; poi a consuntivo i cittadini sapranno senz’altro fare un bilancio di ciò che è accaduto e dei meriti e demeriti di ciascuno. Sono convinto che tra i demeriti, verranno considerate anche le contrapposizioni pregiudiziali espresse in circostanze così straordinarie. Ma il luogo deputato a favorire la collaborazione politica nel senso più alto ed efficace, è il Parlamento, a partire dall’assunto di principio. Le Camere, non possono che essere il luogo privilegiato da cui far originare collaborazioni, e non le agitazioni delle nomenclature partitiche. Purtroppo si vede a occhio nudo che in questi giorni non fervono certo le attività parlamentari e questo è negativo per la Repubblica . Ecco perché l’appello del Senatore Zanda di non rallentare i lavori dellle Camere, e di reagire a qualsiasi tentativo di chiuderle, è fortemente condivisibile. Infatti se proprio in questi giorni il Parlamento si ponesse al centro della vita democratica come gli compete, potrà dare il segno tanto necessario, che questa primaria istituzione Repubblicana è e deve restare una fiaccola che non si spegne neanche di fronte ad accadimenti gravi. È dunque necessario che si riproponga come l’unico luogo di rappresentanza e di confronto: il luogo principe in cui si riconosca il paese.

In questi giorni si sono prese molte decisioni drastiche per arginare la pandemia. Ma i servizi di prima necessità vitali per i cittadini sono aperti con le precauzioni del caso. Anche il Parlamento deve rimanere aperto come luogo essenziale per testimoniare vitalità e salute della Democrazia. Non vorremmo che accanto alla pandemia crescesse pericolosamente la malattia della “ademocrazia”: la condizione patologica di un paese dove nessuno rimette in discussione la Democrazia, ma dove i comportamenti, le forme e la sostanza, si esprimono al contrario.
Raffaele Bonanni

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