CONFRONTO FRA ITALIA E CINA DAL TONO EPICO-2-

Non a caso alla fine del 1981 – governando ancora gli eredi della Banda dei Quattro, comunisti davvero – potei viaggiare in lungo e in largo per la Cina, da Pechino a Shangai a Canton, per soddisfare la curiosita’ dei governanti cinesi che mi organizzarono una serie di incontri con giornalisti e tecnici locali interessati a conoscere le mode e i modi del calcio occidentale. Potei dare il mio piccolo contributo a un’organizzazione che ancora limitava l’attivita’ sportiva a parate giovanili di stampo fascista senza curare l’aspetto del gioco di squadra agonistico ritenuto borghese. Il loro leader calcistico, l’onorevole dottor Cheng Chen Da, apprezzo’ il racconto delle meraviglie del calcio nostrano, soprattutto quello vittorioso, e a sua volta mi mostro’ la sperimentazione pratica dell’ideologia pallonara, a cominciare dalla grande fabbrica di palloni “Ferrovia”, la loro Adidas. Esistevano i club delle grandi e medie citta’; esistevano i giocatori, gia’ privilegiati con modesti ma significativi premi in remimbi, la loro povera moneta. Esisteva un problema di fondo, le trasferte spesso di migliaia di chilometri, troppo costose. Che fare? – avrebbe detto Lenin. Mao aveva trovato la risposta. “Venga con me a Canton” – mi disse Cheng Chen Da – e vedra’”. Vidi tutte le squadre del campionato di calcio cinese li’ convenute che giocavano tutti i giorni, tot partite al giorno, fino a quando si trovava il vincitore (non gli sconfitti: tutti gli anni giocavano sempre le stesse squadre di un unico campionato). E’ tanto scatenato quanto confuso il dibattito sul “cosa faremo?” della nostra Serie A che propongo al presidente Gravina la Soluzione Cinese. Meglio dei playoff.

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