GUARDO CON SPERANZA AI GIORNI DELLA RICOSTRUZIONE

A molti potra’ sembrare sgradevole come i giorni che stiamo vivendo mentre io guardo con convinta speranza ai giorni della ricostruzione. Perche’ ho gia’ vissuto un’esperienza analoga e so per certo che la fatica che verra’ sara’ considerata come un agognato premio. Parlo del dopoguerra 1946/’47, delle rovine che trovammo quando tornammo in citta’ dopo lo sfollamento in campagna. In verita’, temo che aver trovato allora macerie fisiche – case e strade e ponti crollati – sara’ considerato, almeno da noi ex rifugiati, meno faticoso e doloroso della ricostruzione morale di un Paese ferito nell’anima dal Coronavirus. Sento parlare di un Piano Marshall per il rilancio delle imprese, della produzione, delle strutture economiche: allora si tratto’ di ridare una casa a milioni di italiani, le strade a una viabilita’ che favorisse il lavoro e si parlo’ di Piano Fanfani, dal nome di un politico democristiano che l’opposizione ridicolizzava perche’ era alto un metro e niente. Anche allora era in ballo una ricostruzione morale dell’Italia, da sconfitti, e dovette provvedere al gravoso incarico il premier dell’epoca, Alcide De Gasperi, che si presento’ alla conferenza della pace, a Parigi, il 10 agosto del 1946, con un discorso pieno di dignita’: “Prendo la parola in questo consesso mondiale e sento che tutto, tranne la vostra personale cortesia, e’ contro di me: e’ soprattutto la mia qualifica di ex nemico, che mi fa ritenere un imputato, l’essere arrivato qui dopo che i piu’ influenti di voi hanno gia’ formulato le loro conclusioni in una lunga e faticosa elaborazione…”. Ci salvo’ la reputazione umiliandosi, ben altro tono ebbero, piu’ avanti, le parole indirizzate a Gino Bartali quando vinse il Tour de France del 1948 e salvo’ il Paese dalla rivoluzione dopo l’attentato a Palmiro Togliatti leader del PCI.
Non meno umiliante sembra fin da ora la richiesta che stiamo rivolgendo all’Europa perche’ ci presti milioni di euro per sanare l’inevitabile crisi economica ma il momento piu’ importante riguardera’ il destino di quei denari. C’e’ gia’ un motivo di ottimismo, dicevo, ed e’ la decisione, suggerita dal Presidente Mattarella, di affidare a Vittorio Colao il ruolo di super commissario “alla ripartenza” (finalmente un significato concreto al termine sacchiano), alla cosiddetta Fase 2. Ho parlato, tempo fa, di un “uomo solo al comando”, con preciso riferimento al grande Fausto Coppi, e questo mi sembra possa essere Colao. Non lo dico per una scelta politica che non mi spetta ma perche’ lo conobbi, vent’anni fa quando, amministratore delegato di Omnitel, mi annuncio’ il varo di una struttura operativa che avrebbe modificato pesantemente il mondo delle telecomunicazioni: i call center. Il resto e’ noto. Il resto e’ una carriera internazionale strepitosa nel Fare e non nel Dire. L’uomo che mi aspettavo al vertice di tutto lo sport europeo, con tutto il rispetto per per i massimi dirigenti che, pur essendo animati da sanissimi principi, ogni giorno trasmettono incertezza a un mondo altamente produttivo oggi paralizzato. Che Dio ce lo mandi buono.

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