L’ALTALENA DI INDECISIONI E’ INDECENTE

Prima di darmi allo sport – materia oggi rivelata infima da un governo immobile – ho fatto il cronista giudiziario e mi son costretto ad un aggiornamento specifico quando, durante il processo Nigrisoli, ho conosciuto l’avvocato Carlo Alberto Perroux, un principe del foro che mi ha erudito chiedendo in cambio, anni dopo, una rubrica sul “Guerin Sportivo” dedicata al Bridge: era anche fondatore e capitano del Blue Team che conquisto’ successi mondiali. Ecco perche’ oggi sono in grado di affermare – incoraggiato dal costituzionalista Sabino Cassese – che stiamo vivendo una stagione straordinariamente liberticida che ha sollecitato proteste nel mondo intero, mentre a casa nostra c’e’ addirittura chi raccomanda che “la democrazia non sia una palla al piede”. So – perche’ c’ero – come potrebbe finire. Non perche’ i nostri affezionati mezzibusti siano pericolosi sovversivi: sono solo molli e ignoranti. Che a volte e’ anche peggio.
Non mi stupirei se, perdurando questa sorta di coprifuoco che danneggia corpi e menti, saltasse fuori un governante aggiunto per l’emergenza come Achille Starace, gia’ presidente del Coni diventato segretario del Partito Fascista, che costringeva i ministri di Mussolini a fare sport allo Stadio dei Marmi: prova decisiva il salto in un cerchio di fuoco. Leo Longanesi ne rise fino alla censura.
Altri vi diranno dei danni inflitti con norme incerte e pavide alla Societa’, alla Famiglia, alla Scuola, alla Cultura e alla Salute degli italiani, per non dire del tracollo economico che puo’ trasformarsi in miseria, titolare della fame, la massima inquietudine capace di trasformare le genti piu’ pacifiche in ribelli. Io mi fermo allo sport, che ne ha gia’ abbastanza. L’altalena di indecisioni e’ indecente.
L’ultimo intervento del premier Conte – tifoso inconsapevole della Roma – ha raggiunto vertici di comicita’ involontaria soprattutto quando gli e’ arrivata la bacchettata correttiva del ministro dello Sport Spadafora i cui interventi avrebbero senso se fossero effettuati dal ministro della salute Bob Hope, pardon Roberto Speranza. Dappertutto, nel mondo, e significativamente in Europa, tutto lo sport sta riprendendo vita, sia individuale che di gruppo, proprio perche’ – come dico gia’ da mesi – non c’e’ migliore annuncio di una vittoria per dichiarare concluso, o come in questo caso attenuato, un periodo particolarmente tragico. Ma dico anche, da sempre, che lo sport e il calcio in particolare non chiedono elemosine a un governo bollettaro, pretendono solo di salvaguardare i propri interessi non appena il coronavirus avra’ sollecitato una normativa adeguata agli italiani, alle loro aziende, alle loro famiglie e alla loro salute che per noi e’ da sempre la prima da salvaguardare.
Un’ulteriore lunga attesa rischia di partorire soluzioni emergenziali umoristiche come la proposta lotitiana di giocarsi lo scudetto in una partita secca fra Lazio e Juve. Magari aggiungendo al prossimo torneo una squadra, il Benevento, promossa sul campo. Ovviamente al posto del retrocedendo Brescia, tanto per far piacere all’illuminato nichilista Cellino.
Per non apparire egoista chiedo ai governanti non solo di farmi rivedere e raccontare il campionato di calcio: di questo vivo. Poi voglio portare a passeggio la mia nipotina per farle conoscere – a quattr’anni si puo’ – il bello della primavera fra poesia e prosa. Eppoi, come ho gia’ scritto qui, se e’ vero che agogno l’apertura degli stadi, mi sta ancora piu’ a cuore quella delle chiese. Dove vivo – a Pantelleria – ce n’e’ una matrice, un santuario mariano e tante chiesette: tutte vuote. Qui non c’e’ contagio e ordinatamente ubbidiamo ai decreti anche se non ci riguarderebbero. Ma perche’ negarci il luogo della preghiera? Ahinoi, non siamo tutti discepoli di Fiorello.

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