UNA COSA CHE UNISCE TUTTI: DA’LLI AL CALCIO

Fate caso: nonostante gli appelli del Presidente Mattarella e di Papa Francesco, le uniche due personalita’ riconosciute all’unanimita’ superpartes per carisma, autorevolezza e mandato – l’uno popolare, attraverso i meccanismi della democrazia, l’altro divino per intervento della Provvidenza – governanti e oppositori sono in conflitto su tutti i temi relativi alla Fase 2 del Coronavirus. Ripescati in qualche maniera i “congiunti-fidanzati” per i prossimi brevi incontri, nessuna soluzione e’ ancora stata decisa per la riapertura delle scuole, l’organizzazione famigliare che per ora non consente la ripresa del lavoro ai coniugi con bambini, l’attivita’ commerciale e ancora in buona parte quella industriale: neanche le numerose task force – compresa quella suprema condotta da Colao – riescono a stabilire un po’ d’ordine in questo clima avvelenato anche dall’incertezza scientifica; anche gli ormai quotidiani messaggi positivi vengono in poche ore dissolti da un pessimismo per niente razionale. Ma c’e’ una cosa che tutti unisce: da’lli al calcio.
Per il futuro sento parlare di braccia restituite all’agricoltura, incalzanti liberalizzazioni che vanno dalla licenza di cannabis alla riapertura delle case chiuse, mentre non si danno garanzie per la riapertura di chiese e stadi, visto che da una parte lo stesso Bergoglio frena i suoi vescovi, mentre Spadafora non frena il suo istinto antisportivo. E adesso, per farlo felice, per ristabilire un equilibrio a suo favore dopo la ripresa dell’attivita’ calcistica tedesca, la Francia dice no alla ripresa del campionato. Il primo ministro francese Edouard Philippe ha annunciato che il calcio – e le manifestazioni sportive – sono state interrotte fino ad agosto, “e visto che l’UEFA ha annunciato che i campionati nazionali devono finire entro il 3 agosto, la Ligue 1 di fatto viene cancellata per il resto della stagione. L’unica opzione contraria che il resto di questa stagione venisse giocato in autunno. Dal No al Ni, insomma. E’ la mia tesi: prima concludere il campionato interrotto, anche a agosto/settembre/ottobre, insieme alle Coppe europee, poi giocare il torneo 20-21. Per evitare danni sportivi immensi, ricorsi ai tribunali statali gia’ soffocati da pratiche inevase e fallimenti patrimoniali. Per cominciare, Sky ha gia’ quantificato le richieste alla Lega prima dell’ultima riunione (Dazn ha fatto lo stesso): in caso di stop definitivo chiederebbe uno sconto alle societa’ di 255 milioni. Taglio che i club dovrebbero nel caso riconoscere anche agli altri licenziatari per un mancato incasso complessivo di 440 milioni (considerate solo le televisioni). Ma gli introiti tv incidono sui conti dei club per circa il 40%. Gli altri mancati incassi (botteghini, sponsorizzazioni, merchandising, altri proventi) farebbero salire le perdite a oltre 700 milioni.
Il governo sta per utilizzare la ghigliottina nonostante il tentativo salvifico del premier subito rintuzzato da Spadafora. L’opposizione tace, come disinteressata, salvo il pollice verso di Berlusconi, contrario alla riapertura del campionato visto che lui non c’e’ piu’, e’ a Monza. Il calcio era ricco di padrini attratti dall’antica formula panem et circenses tuttavia spariti all’improvviso dopo l’ultimo Derby d’Italia. E’ rimasta una lapide: “Torino, 8 marzo 2020 -Juventus-Inter 2-0 – Stop al campionato- Una prece”.

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