Chi produce al Sud paghi le tasse al Sud / di Saverio Romano

Di Saverio Romano (*)

ROMA (ITALPRESS) – Il confine tra la difesa delle ragioni del Mezzogiorno e il populismo alla Masaniello è molto labile ed è per questo che nella mia lunga carriera politica, di tecnico e di osservatore ho sempre preferito un approccio che trattasse le questioni nel merito, con numeri, dati, anziché con slogan, urla, vittimismi a favore di social media e complottismi vari. Ebbene, Italpress mi chiede un commento sulla situazione che riguarda il Sud, alla luce del nuovo contesto che si è venuto a creare con la diffusione del Coronavirus e con le conseguenze che si sono venute a creare nell’economia, nell’occupazione, nel sostegno alle imprese, con una trasformazione in atto che ancora non è dato conoscere in tutti i suoi risvolti ma che non lascia presagire nulla di buono se, in tempi rapidi, non si adotteranno nuovi paradigmi per lo sviluppo e se non verranno colmate lacune e ritardi che potrebbero rivelarsi fatali per tutto il territorio. Va fatta un’operazione verità, perché gli stereotipi che hanno colpito in modo strumentale le regioni meridionali resistono ancora oggi e distorcono la realtà. Ebbene, inizio subito col dire che lo Stato sottrae al Sud ogni anno decine di miliardi di euro.

E questo sia per quello che riguarda la distribuzione delle risorse, sulle politiche fiscali degli ultimi lustri, sugli investimenti che non sono mai stati fatti, sia in infrastrutture materiali sia in quelle immateriali. Sono riflessioni che il Dipartimento Mezzogiorno di Eurispes che ho l’onore di presiedere ha stilato e dalle quali emerge che, ad esempio, anche durante il periodo della Cassa per il Mezzogiorno, che viene additato come periodo di vacche grasse, il Meridione riceveva lo 0,5% del Pil italiano, a fronte di un 35% percepito dal Nord. Ma i numeri ci dicono anche che dal 2000 al 2017 il Sud si è visto sottrarre dallo Stato italiano circa 840 miliardi, e ciò in violazione delle Costituzione e in particolare degli articoli 117 e 119 del Titolo V, in violazione del Dpcm del 27 marzo 2015, e in elusione delle sentenze della Corte di Cassazione (141/2016, 273/2013, 65/2016). Ciò ha determinato, fra le altre cose, oltre a un impoverimento e alla desertificazione di intere aree, anche una crescita del gap nelle infrastrutture, vera palla al piede per lo sviluppo.

Il sistema dei trasporti, l’assenza di un sistema viario e ferroviario degno di questo nome, rappresenta una delle più evidenti disuguaglianze che un Paese unito come deve essere il nostro, non può permettersi. E proprio Eurispes, in fatto di infrastrutture, ha elaborato un progetto per la realizzazione di un porto Hub nel capoluogo siciliano che, per le sue caratteristiche tecniche, farebbe di Palermo il porto più importante del sud Europa, in grado di movimentare 16 milioni di container all’anno. Un’opera, del costo di circa 5 miliardi di euro che a regime, darebbe lavoro a 435mila persone, e potrebbe essere finanziata prevalentemente con capitali privati. Altro elemento che potrebbe rivelarsi decisivo per il riscatto del Sud attiene al fisco: occorrerebbe applicare il principio per il quale chi produce in Sicilia, anche se ha sede legale fuori da essa, deve pagare le tasse in Sicilia. Un principio elementare, di equità fiscale e di giustizia sociale, introdotto dal Parlamento italiano su mia iniziativa con la legge di stabilità nel 2003 e purtroppo, ampiamente disatteso.

Tutto questo per dire che abbiamo il dovere di parlare di meridionalismo, senza alibi, senza sconti a nessuno, ma con il coraggio delle idee, affrontando temi che meritano analisi e soluzioni, da quello della corruzione a quello della disoccupazione, dal contrasto al sistema delle mafie al degrado ambientale e agli sprechi. Nessuno può chiamarsi fuori dalla lotta contro questi mali. Ne va del futuro dei nostri figli e deve spingersi l’amore che ci unisce a questa terra meravigliosa. Solo così avremo le carte in regola per rispondere alle fake news di quei detrattori interessati del Sud Italia, che soffiano sul fuoco delle divisioni per mera speculazione. Per questo auspico la nascita di un soggetto politico che riesca a rappresentare un nuovo Meridione, e non per dividere sempre più il Paese ma per riconciliarlo. Piaccia o meno, senza il Sud o con la sua morte, l’Italia non sarà più il BelPaese.

(*) presidente Osservatorio Mezzogiorno dell’Eurispes