Tre piaghe per la fase 2: liquidità, domanda, fiducia / di Angelo Deiana

di Angelo Deiana (*)

ROMA (ITALPRESS) – Ormai ne siamo consapevoli: la pandemia ha prodotto una situazione di incertezza sanitaria globale. Ma, se non ci muoviamo in fretta, ci saranno almeno altre 3 crisi che colpiranno il nostro sistema economico nella fase 2: la crisi della liquidità, la crisi della domanda, la crisi della fiducia. La piaga numero 1: la crisi della liquidità La prima piaga è la crisi della liquidità. Una crisi che viene dalla Fase 1 e sulla quale, nonostante i provvedimenti già emanati, siamo già in gravissimo ritardo. In un mondo colpito da un infarto come quello della pandemia, dare liquidità in qualsiasi modo a imprese, professionisti e famiglie, era come offrire ossigeno in terapia intensiva per proteggere l’occupazione e la capacità produttiva durante il coma artificiale del lockdown. Per questo bisognava fare presto. Ma il Decreto Liquidità non ha raggiunto questo fine. Lo Stato, attraverso il sistema bancario, avrebbe dovuto prestare fin da subito fondi a tasso quasi zero (la BCE li presta alle banche a tasso negativo: meno 0,75) con garanzia al 100% fino a 800mila euro a tutte le imprese, chiedendo in cambio il mantenimento dei livelli occupazionali per 24 mesi. Come successo in altri Paesi UE.

Altro che divieto di licenziamenti (che prima o poi finirà): io ti presto i soldi che ti servono senza valutazione del merito di credito e tu ti salvi e mi mantieni in vita i lavoratori. In questo modo si sarebbe anche preservato il sistema bancario da futuri crediti NPL. Come dire; le banche fanno lo sforzo organizzativo e lo Stato si fa carico di quasi tutto il rischio di credito. Salvando il sistema e sé stesso dal rischio di downgrade delle agenzie di rating, offrendo ossigeno alle filiere produttive e diminuendo l’impatto della crisi sugli ammortizzatori sociali. E invece non è stato fatto e molti non hanno ancora visto accettata la richiesta di finanziamento. Ed ecco perché, pur graditi, non sono utili molti dei 55 miliardi del Decreto Rilancio: a parte alcuni bonus generalizzati importanti, le risorse continuano ad essere allocate in detassazioni e crediti d’imposta, il contrario di ciò che serve. Quando c’ è una crisi come questa bisogna immettere velocemente liquidità come hanno fatto la FED o la stessa Germania che ha dato subito 9 o 15mila euro a fondo perduto. Ora è tardi perché imprese e famiglie sono alla ricerca disperata di liquidità per evitare una distruzione di capitale umano e aziendale che renderà improbabile qualsiasi ripresa, soprattutto per i piccoli. Le file al Monte dei Pegni ne sono la prova lampante.

La piaga numero 2: la crisi della domanda E comunque dobbiamo essere consapevoli che, se non ci sarà domanda di consumo, prima o poi la liquidità dell’economia reale finirà comunque. Ma, in questa situazione di incertezza, chi comprerà beni e servizi non strettamente necessari? Ecco perché nei prossimi 6/9 mesi vedremo una grave crisi di domanda e andranno bene solo sanità, tecnologia, logistica e alimentari per la grande distribuzione. Senza dimenticare che, al di là dell’incertezza e dal “pauravirus” delle persone, comunque nella Fase 2, negozi, ristoranti, cinema, teatri, hotel, navi da crociera dovranno limitare il numero di clienti. E fattureranno di meno anche se ci fosse domanda. D’altra parte, abbiamo almeno 8 milioni di lavoratori in CIG che guadagnano, mediamente, 457 euro in meno al mese. Senza dimenticare gli ex lavoratori in nero (3,4 milioni) e i 300mila contratti a termine che scadono ogni mese. Di cosa vivranno tutte queste persone quando scadranno CIG e Naspi e finirà il blocco dei licenziamenti con fatturati a picco ovunque? Anche nella grande Germania, dopo la ripartenza, Volkswagen ha fermato gli stabilimenti per carenza di domanda.

Per questo la seconda piaga è la crisi della domanda nazionale e globale. Perché non è che all’estero le cose vadano meglio. E questo non è bene per un Paese come l’Italia che fa il 30% del PIL con l’export. La piaga numero 3: la crisi della fiducia Ma la terza piaga, la crisi della fiducia, sarà forse la più grave. Siamo in un mondo dove, dall’inizio del lockdown, ormai nessuno paga più nessuno e usa qualsiasi scusa disponibile per evitare di saldare fatture e pagamenti. Sistemi di reputazione e solidarietà costruiti in tanti anni praticamente morti e tutti da ridiscutere. Non pagare per lucrare o, più spesso, per sopravvivere. Ci vorrà un tempo molto lungo per ricostruire la filiera della fiducia. E così le imprese che vorranno approvvigionarsi di materie prime dovranno pagarle prima della consegna e non a 60/90 giorni come in passato. Così come i professionisti chiederanno almeno il 50/60% di anticipo per offrire le proprie prestazioni. E come si fa senza liquidità? Meno fiducia produce meno liquidità che genera meno domanda. Il paradigma della crisi. Un mondo del tutti contro tutti dove ci sono comunque bollette, affitti e rate condominiali e finanziamenti non sospesi, contratti non annullabili, scadenze fiscali solo prorogate.

Ecco perché bisogna dire la verità e chiarire agli Italiani che, senza una rapida politica di investimenti (non detassazioni e bonus in ritardo) e una spinta vigorosa al settore privato, anche coloro che si sentono al sicuro oggi potrebbero non esserlo più domani. Soprattutto se dal mondo delle imprese e delle professioni ridotte allo stremo dai mancati pagamenti, non arriveranno più le risorse fiscali che servono allo Stato anche per pagare stipendi e pensioni dei dipendenti pubblici. Dopo mancheranno solo le cavallette.

(*) presidente di Confassociazioni.

(ITALPRESS).