Balbo (Intesa Sanpaolo): “Emilia Romagna e Marche hanno economia forte”

Emilia-Romagna e Marche rappresentano un territorio vivace, un’economia forte che ha già vissuto negli ultimi anni vari momenti difficili, basti pensare ai terremoti. Qui l’epidemia ha colpito duro, ma in modi diversi a seconda dei settori”. Cristina Balbo si è insediata a inizio anno alla Direzione regionale Emilia-Romagna e Marche, e praticamente subito ha dovuto affrontare la pandemia. Lei veneta, in banca da 30 anni, ha comunque lo sguardo rivolto alla ripresa. Senza l’export può esistere la ripresa in queste regioni? “Ci sono imprenditori con sedi in oltre 20 Paesi, che hanno chiuso tutto, e la ripresa degli ordini, oltre alle ammissioni a grandi gare richiederà tempo – dice in una intervista all’Italpress -. Gli elementi di incertezza sono molti, bisognerà capire come si modificheranno i flussi del commercio internazionale, ad esempio in relazione a possibili fenomeni di reshoring da parte delle aziende o eventuali patti bilaterali tra Paesi che possono condizionare la mobilità e lo scambio delle merci. La liquidità ora serve per la sopravvivenza delle imprese, poi bisogna pensare al futuro, devono ripartire ordini e investimenti, altrimenti il differenziale con l’estero crescerà ancora”.

Alla banca è toccato anche il compito di contenere le incertezze? “Certo. Siamo stati noi a contattare i nostri clienti dai primi giorni di marzo, senza aspettare che fossero loro a chiamarci. E’ iniziata così un’azione proattiva di ascolto e di offerta di strumenti di liquidità. Abbiamo cominciato con la moratoria sui mutui, che ha coinvolto 19.000 soggetti in Emilia-Romagna per un valore dei finanziamenti sottostanti pari a due miliardi. Le domande per due terzi sono arrivate da imprese. Nelle Marche sono state accettate invece 7.500 richieste per un sottostante di 800 milioni. Il processo tutto on-line, ha consentito di garantire tempi di risposta buoni, e le richieste continuano ad arrivare”. Dopo la moratoria sono partite le iniziative legate ai decreti del Governo.

Quali sono i numeri finora? “I finanziamenti 18 mesi meno un giorno da marzo a maggio sono arrivati a 600 imprese in Emilia-Romagna, a 300 nelle Marche. Molto apprezzata anche la possibilità di convertire le linee di credito commerciali per lo sconto fatture in liquidità. Infine, per quanto riguarda i finanziamenti a 72 mesi, da aprile abbiamo ricevuto 2.000 domande, che stanno avendo una percentuale di accoglimento molto alta”. Quali sono le tendenze che più vi preoccupano? “Alla componente manifatturiera servirà tempo per riprendersi, torniamo qui al ruolo dell’export. Anche il sistema moda e casa nelle Marche soffrirà, e in Romagna il turismo patirà. Più in generale, i problemi li hanno avuti tutti, qualche settore però ha visto addirittura aumentare il suo fatturato, dimostrando grande resilienza durante questa crisi. Penso al medicale e alla farmaceutica o al comparto agroalimentare, soprattutto in Emilia”.

A livello di settori, quali sono le principali criticità? “Certamente i settori più in difficoltà sono commercio, turismo, ristorazione e intrattenimento. In questi primi giorni di Fase 2 in molte piazze riapre solo una parte dei negozi, soprattutto quelli a gestione familiare prima di quelli che hanno anche dei dipendenti. Noi siamo stati e saremo vicini alle associazioni di categoria, per cercare delle soluzioni”. Per il turismo meglio pensare a quest’anno, o al 2021? “Non possiamo aspettare, questo settore vale l’8,3% del Pil dell’Emilia-Romagna. Ecco perché abbiamo siglato un accordo con Federalberghi portando da due a tre gli anni di preammortamento per i nostri finanziamenti a sei anni e offrendo finanziamenti a 72 mesi con preammortamento fino a 3 anni. La ripresa dipenderà molto dall’evoluzione del business, a cominciare da come si riassesteranno i movimenti dei turisti tra i vari Paesi europei. In Romagna ci saranno meno stranieri ma l’offerta con una fascia di prezzo medio-bassa potrebbe aumentare l’attrattività per il turismo italiano. Effettivamente ci sono alcuni operatori che vivono nell’incertezza se riaprire o meno. Noi incoraggiamo gli investimenti per rinnovare le strutture, credo che sarebbe importante anche creare dei circuiti tra località diverse. Però ho una certezza: i turisti presto o tardi torneranno, ma devi conquistarteli”.

Quale sarà l’evoluzione economica dei prossimi mesi? “In alcuni casi siamo ottimisti, le province dove l’alimentare è predominante e l’industria è forte, come in Emilia, reggeranno bene. Diverso il discorso per l’agricoltura pura, che sta soffrendo: ci sono come noto difficoltà nel reperimento della manodopera e alcuni eventi climatici negativi hanno peggiorato la situazione. Alcuni comparti di nicchia del nostro territorio, come la meccanica per gli imballaggi e per l’industria agroalimentare vanno bene. L’automotive è ancora da capire, così come per il comparto manifatturiero per la produzione di beni di investimento, dove la domanda si è fermata”.

Dentro le vostre filiali cos’è successo? “La nostra rete è composta da 242 agenzie in Emilia-Romagna e 101 nelle Marche. Hanno tutte continuato a lavorare, grazie agli investimenti fatti in questi anni in digitalizzazione abbiamo potuto operare anche a distanza, garantendo continuità del servizio e tutelando la salute di colleghi e clienti. In questo periodo abbiamo registrato una crescita dei depositi e un aumento dei clienti”.

Il cambiamento è l’unica ricetta per sopravvivere al Covid-19? “Sicuramente la crisi accelererà la tendenza legata alla sostenibilità, su questo tipo di trend investiamo e sollecitiamo le aziende a investirci da tempo. Credo sia una necessità e un’opportunità. Più in generale auspico un consolidamento delle imprese, la dimensione nel nuovo mercato globale sarà ancora più importante. In Emilia-Romagna e nelle Marche devo dire che si lavora già in rete, le collaborazioni e le filiere sono forti, quindi una parte del consolidamento può partire da qui. E se qualcuno avrà un momento di debolezza, speriamo che siano le aziende italiane a intervenire per prime. Credo che anche sotto questo aspetto, le aggregazioni andrebbero sostenute, per gli imprenditori questo è il momento della flessibilità e della creatività anche sotto questo aspetto. Devono puntare a estendere e variare le loro capacità produttive, un po’ come capitato a chi, da un giorno all’altro, si è messo a produrre mascherine”.