SI TORNA A GIOCARE, C’E’ ANCHE BERLUSCONI

Comincio a scoprire – intrattenendomi con i media – una diffusa contentezza per il Calcio di Gravina, chè d’ora in poi dovremo chiamarlo così per distinguerlo da quello di Cairo. Insomma, han vinto tutti, o quasi. Resistono gli appassionati della disfatta – born to lose – che parlano – e scrivono, ahimè – di vittoria di Pirro. (Al proposito mi consento una divagazione: Pirro era il cagnolino di Bernardini che ai bei tempi degli allenamenti del Bologna a Casalecchio – anni Sessanta – il Dottor Pedata autorizzava a scendere in campo e correre dietro il pallone quando voleva sdrammatizzare, una finezza psicologica che rallegrava i rossoblù).
Fino a qualche tempo fa molti mi chiedevano – e mi scrivevano apposta – perchè fossi tanto impegnato nella battaglia per la ripresa del campionato, c’era evidentemente chi pensava ch’io mi fossi dato all’agricoltura; oggi lo chiederei io, a tanti opinionisti, ad esempio, ma come vuole il saggio Marzullo mi darei anche la risposta: perchè qualcuno avrebbe comunque vinto e consentito a tanti di gridare “abbiamo vinto!” con tutti gli esclamativi adottati dall’enfatica Spagna. Il carro dei vincitori trabocca. Come nell’82, come nel 2006 quando, nonostante avessero vissuto l’indegna aggressione a Bearzot, molti giornalisti di chiara fama puntarono dimentichi le armi contro Lippi, Buffon, Cannavaro e compagni, tuttavia partecipando al trionfo finale che, coerente con la storia, ebbe luogo nelle piazze di Roma.
Ho poche cose da dire per continuare a spiegare il mio comportamento bellicoso: prima di tutto, detesto la neutralità che non è obiettività ma viltà, poi faccio le mie valutazioni e prendo partito non sulla base del personale tornaconto ma per quanto trovo ingiusta la posizione dominante; la mia partita preferita – dico da decenni – è Davide-Golia 1 a 0. Mi sorregge la passione per il calcio e per questo mestiere. Poi, nel dettaglio, ho salutato con piacere il diritto del Benevento alla promozione, il ritorno nel calcio professionistico del Palermo, l’esordio prossimo venturo del Pordenone temperamento furlano, la bella guarigione della Reggina già curata con amore – e sfortuna – dal mio amico Mimmo Praticò. E, lasciatemelo dire, l’apparizione bella e convincente di Silvio Berlusconi a fianco del Monza suo e di Galliani. Molti furono felici quando il Cavaliere lasciò il Milan e il calcio, molti che non sanno distinguere fra la politica e lo sport, molti che hanno esaltato oltre misura Arrigo Sacchi che in realtà i suoi successi avrebbe dovuto sempre dividerli con il Dottore. Il ritorno del Presidente Dottore Cavaliere (PresDottCav fantozziano) è una buona notizia per il calcio: non porta soldi (se non al Monza) riporta passione e competenza che col business ha poco a che fare, basta guardare in che acque naviga il povero Diavolo.
Fra pochi giorni tornerà il nostro mondo e gli farò visita con l’entusiasmo di un neofita, ho già ripreso un aereo, sono sbarcato in un’Italia intraprendente, meno spaventata ma più arrabbiata, vogliosa di ribellarsi al panciafichismo dei paraculi e dei burocrati. Per questo, recuperato in pieno l’ottimismo della ragione, precisato che a me è andata bene e ringrazio Iddio, chiudo questo diario che mi ha tenuto compagnia durante quarantena e lockdown. Spero anche a voi.