Sant’Anna 1984 “Necessario personale qualificato per anziani in fuga dalle RSA”

Anziani in fuga dalle RSA. Con circa 7mila decessi avvenuti nelle case di riposo, le famiglie italiane riportano a casa i propri cari. Fra tutte le tragedie causate dalla pandemia, infatti, quella legata alle Residenze Sanitarie Assistenziali, è quella che ricorderemo di più, con tante testimonianze di figli e nipoti che hanno perso i propri genitori o i propri nonni senza poter dar loro nemmeno l’ultima carezza. “E’ vero, gli italiani si preparano a ritirare i parenti dalle RSA – spiega Kristina Tatenko, Presidente della cooperativa sociale Sant’Anna 1984 –  e in attesa che si dia pieno riconoscimento al diritto alla salute e a un’assistenza socio-sanitaria adeguata, le famiglie stanno cercando di riorganizzarsi”. Non a caso – ricorda Tatenko -, “con un piglio provocatorio, il Presidente dell’Associazione delle Strutture Socio Assistenziali Pugliesi, Fabio Mirgilio aveva lanciato un grido di aiuto: ‘Veniteveli a riprendere!’”.  Le famiglie, quindi, stanno rispondendo a questo appello riportando a casa i propri cari . Una decisione che sta ponendo molti problemi ai nuclei familiari costretti ad affrontare le necessità e i bisogni dei più anziani. La soluzione più adeguata è quella di affidarsi a strutture ad hoc con personale qualificato in grado di soddisfare tutte le esigenze delle nuove convivenze, come le badanti.

“Per le necessità quotidiane – sottolinea la Presidente di Sant’Anna 1984, – bisognerà provvedere in famiglia o rivolgersi a un gruppo specializzato nell’assistenza domiciliare. La badante, infatti, non si occupa della sola assistenza sanitaria ma può recarsi fuori casa dell’assistito per sbrigare commissioni, acquistare farmaci, portare a passeggio il cane o fare la spesa. Chi è ancora costretto in casa non deve però soffrire la privazione emotiva di tutto ciò che per lui costituisce un punto di riferimento e un motivo di serenità quotidiana. I contatti sociali sono dunque possibili nel rispetto delle regole già note: in assenza di assembramenti, a distanza di sicurezza e indossando i dispositivi di protezione individuale. In alternativa si può ricorrere alla tecnologia assistendo i nostri cari nell’uso e nella comprensione di applicazioni come Skype o simili, cosa che si traduce anche in un’occasione per trascorrere del tempo insieme facendo qualcosa di diverso dal solito”. Per chi gode di migliore salute, invece, le passeggiate non sono solo possibili ma consigliate rispettando le normali prescrizioni. “Le passeggiate – aggiunge Tatenko – vanno sempre fatte con l’uso dei meccanismi di protezione individuale”.

Misure necessarie che devono, però, essere comunicate agli anziani nel modo giusto, senza crear loro ansie o allarmismi inutili ma tenendo sempre presente che in Italia sono più di 7 milioni gli anziani oltre i 75 anni e, di questi, quattro su dieci lamentano tre o più malattie croniche. “Alcune persone anziane – prosegue la responsabile di Sant’Anna 1984 – non si sono rese pienamente conto della portata del problema, del dramma che abbiamo vissuto e stiamo vivendo. Questo significa che non comprendono il rischio derivante dall’esposizione sociale. Bisogna, quindi, saper trasmettere queste informazioni nel modo giusto senza minimizzare ma senza nemmeno infondere sensazioni di ansia e timore, in particolare nei soggetti emotivamente più fragili. L’uso della mascherina va incoraggiato e anche sostenuto attraverso la scelta guidata di quella più adatta e più confortevole per la persona. Per fortuna le opzioni a disposizione sono diverse”.

La cura della persona da parte di personale professionale in casa – per Tatenko – è sicuramente la soluzione alla lunga più sicura e da preferire rispetto ad una Casa di Cura. “In questi ambienti vivono troppe persone, tutte con esigenze sanitarie e assistenziali incompatibili con il distanziamento sociale. Già prima della crisi Coronavirus i geriatri predicavano che il ricovero presso la casa di riposo va sempre evitato ove possibile, preferendo un’assistenza di tipo domiciliare che non allontana la persona dai suoi riferimenti di vita. Noi auspichiamo – conclude la Presidente di Sant’Anna 1984 – che il governo si attivi affinché sia sostenuta, anche economicamente, la scelte delle famiglie che percepiscono l’assistenza domiciliare come la forma di sostegno più idonea per i propri cari”.