Stati Generali, i sindacati chiedono un Patto per il rilancio

Un patto per il rilancio del Paese. È il filo conduttore delle proposte che i sindacati, con toni e priorità diverse, hanno presentato al premier Giuseppe Conte agli Stati Generali dell’Economia in corso a Villa Pamphili. “Abbiamo chiesto il blocco dei licenziamenti per tutto l’anno”, ha detto dopo l’incontro il leader della Cgil Maurizio Landini. “Se non rimettiamo al centro ambiente, mobilità, infrastrutture e orari di lavoro, il Paese non cambia”, ha aggiunto, spiegando che “bisogna fare i conti con gli errori del passato” e che serve “una chiara cesura, cancellando le leggi sbagliate sul lavoro, perché i diritti e le tutele devono essere uguali per tutti”, per impedire che la competizione venga fatta “scegliendo tra chi costa meno”. Oggi, di fronte all’emergenza post-Covid secondo Landini, è necessario “usare le risorse che avremo a disposizione per far sì che lo Stato possa indirizzare le scelte e abbia anche una presenza diretta sui terreni principali su cui ricostruire il Paese”. Annamaria Furlan, segretaria generale della Cisl, dà “un giudizio positivo” sull’incontro: “Il Governo – spiega – ha proposto una serie di linee di intervento che in gran parte riprendono le richieste che da tempo come Cgil, Cisl, Uil stiamo proponendo. Come Cisl abbiamo ribadito il concetto che è necessario un’alleanza, un patto forte tra il governo, le istituzioni, le parti sociali, per individuare 4 o 5 obiettivi prioritari su cui concentrarsi”. Tra i punti chiave “come ridefiniamo gli ammortizzatori sociali e come ricreiamo un dialogo costante tra il mondo della formazione, il territorio, le imprese”.

“Abbiamo ribadito al governo che occorre fare da subito, una riforma del fisco, per irrobustire le buste paga dei lavoratori e dei pensionati, ma anche per premiare le imprese che investono, in occupazione, in formazione, in digitalizzazione”, prosegue Furlan. Secondo il leader della Uil Carmelo Barbagallo “bisogna ridisegnare il Paese con un Patto che coinvolga tutti: serve un nuovo modello complessivo”. “Abbiamo apprezzato l’impegno del Premier Conte ad andare in questa direzione – aggiunge e abbiamo suggerito alcune priorità”. Anche per Barbagallo serve “innanzitutto una grande riforma fiscale”, poi “bisogna regolare la digitalizzazione e ridisegnare anche l’organizzazione del lavoro, dando adeguate opportunità sia ai giovani sia agli anziani; le infrastrutture e l’ambiente devono essere il volano della crescita e, in questo quadro, bisogna velocizzare l’utilizzo delle risorse”. Critico con il Governo il segretario dell’Ugl Paolo Capone, che ha parlato di misure finora “insufficienti e confusionarie”. “Basti pensare che sull’intero anno la riduzione dei redditi netti delle famiglie dei lavoratori potrebbe superare i 120 miliardi di euro con impatto sui consumi devastante (-26%) mentre salirebbero a oltre 4,6 milioni le persone in condizione di emergenza alimentare”, aggiunge.

L’Ugl chiede “l’adozione di un nuovo piano Marshall da finanziare a debito, dell’importo di circa 350 miliardi per favorire lo sviluppo delle infrastrutture strategiche e l’implementazione della banda larga attraverso un piano da definire entro 3 mesi, volto anche alla riduzione del gap che penalizza il Mezzogiorno”. Inoltre “è necessario un patto fra capitale e lavoro incentivando la partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese, guardando anche al territorio attraverso i contratti di comunità”. Anche per la Cisal c’è la necessità di “un confronto permanente con le parti sociali per definire compiutamente gli interventi da adottare per far ripartire il Paese”. Per il sindacato guidato da Francesco Cavallaro “occorre sburocratizzare l’Italia, dando alla Pubblica Amministrazione, ai lavoratori che vi operano e ai cittadini strumenti adeguati, facilmente fruibili e meno onerosi sia per la macchina pubblica che per chi fruisce dei servizi da essa resi. Anche il sistema previdenziale ha bisogno di interventi – spiega il sindacato -. Superare la riforma Fornero se si vuole dare una spinta decisa in avanti. Non si può immaginare che ciò accada, infatti, tenendo al lavoro anziani e lasciando i giovani disoccupati, specie in questo momento storico”. Inoltre per la Cisal “serve un ampio programma di investimenti pubblici opportunamente accompagnato da norme snelle e precise che impediscano la nascita di cantieri inaugurati e mai portati avanti”.

(ITALPRESS).