NON E’ UN CAMPIONATO MALATO, UN GRAZIE AI GIOCATORI

Non è un campionato malato. Anzi. Il pallone ha allontanato la pandemia, e non solo: gli stadi vuoti in cui si gioca il torneo, ogni squadra sul suo campo, danno anche una quotidiana lezione di saggezza e disciplina al resto del Paese, rispettando le regole imposte dai ministri (che portavano addirittura ad esempio gli ultras contrari alle porte chiuse) e dalle commissioni mediche che non riescono, al contrario, a governare la fine del lockdown in alcune regioni. C’è qualche mini assembramento, sui campi verdi, giusto l’abbraccio del dopo gol. Abbiamo tremato dopo la folle notte napoletana della Coppa, il popolo contro il destino. E forse ha vinto. Come a Liverpool, vittoria e follia trent’anni dopo. Altrove, a Torino, Milano, Lecce, Firenze, Bologna, Bergamo, ovunque s’è giocato s’è notato il pieno rispetto delle regole. Scusate se ci tengo a precisarlo: per qualche sciocco (Gravina parlò di mecenati e cialtroni) sembrava che noi calciofili volessimo incentivare la pandemia, addirittura s’era deciso di bloccare un’intera squadra anche per un solo caso di positività. Ci hanno ripensato, i sapientoni, hanno addirittura scoperto che l’Uomo Tedesco non è più forte dell’omarello Italiano: loro hanno giocato per primi, ci hanno aperto la strada, tutta l’Europa gioca tranne la Francia piegata dalla paura. Napoleone e De Gaulle si girano nella tomba!!!
Battute a parte, non s’è visto niente di nuovo o negativo neppure sul piano tecnico. L’unico pesante assembramento – quello delle 124 partite da giocare in pochi giorni – ha confermato l’indicazione di Fabio Capello che disse “sarà come giocare un Mondiale”. Chi l’ha fatto lo sa. Eppoi, che novità? L’Atalanta bella e terribile che demolisce anche la Lazio? La Juve incerta ma vincente? L’Inter ancora priva d’identità e già scatenata sul mercato nella speranza che spendendo duecento milioni in giocatori si vince? Non ricordate quanto spese Moratti prima di arrivare a quel Triplete che oggi è più un incubo permanente che un sogno di vittoria?
Sono poche le squadre compatte: l’Atalanta bellissima che – dice Gasperini – potrebbe giocare anche senza allenatore; il Napoli dominato dal buon senso di Gattuso che riesce a portare il sereno dov’era tempesta, ottiene gol da Milik che vuole fuggire e da Callejon che deve andarsene, e la sua è una storia strappacore degna del melodramma partenopeo; il Sassuolo e il Verona, protagonisti di una bella sfida, costruita da De Zerbi il guardiolesco e Juric il kloppiano (oso) che hanno firmato una rocambolesca impresa; e la Juve ch’è sempre la più forte e ha solo pagato qualche velleità avventurosa di Sarri: in bianconero la differenza la fanno i campioni, Ronaldo sempre, anche quando lo coinvolgono in scelte cervellotiche, Higuain appena gli si offre il destro, Dybala sempre… col sinistro che Giove Palla gli ha dato non solo per vincere ma per allietare i calciofili veri, indipendentemente dai colori della loro passione.
Vogliamo dirgli grazie, a questi ragazzi che si sono preservati dalla pandemia – anche soffrendola, talvolta – per darci quel sorriso che ci è mancato per cento giorni?