SE LA JUVENTUS FA LA RIVOLUZIONE…

Il fatto che siamo degli inguaribili nostalgici e che facciamo spesso riferimento al passato per non guardare avanti si presta a diverse considerazioni. “Un popolo che ignora il proprio passato non saprà mai nulla del proprio presente” scrisse Indro Montanelli. Specie per chi vive e si nutre della storia calcistica, dei campioni del mondo che abbiamo avuto, dei nomi che vinsero la Coppe dei Campioni e che lasciarono un segno importante nella nostra vita e nel nostro calcio, non può ignorare i Meazza, Piola, Zoff, Pirlo ecc. ; e i grandi stranieri che hanno giocato nel nostro campionato: Zico, Suarez, Platini, Van Basten, Ronaldo “Il Fenomeno” ecc. Ma anche chi vive di nostalgie represse si renderà conto che per vincere in futuro qualcosa (da quando la Juve ha conquistato nove scudetti di fila, il nostro calcio non ha più arraffato nulla in campo internazionale), bisogna attuare una rifondazione. Il nostro campionato ha i suoi personaggi più importanti in attempati signori, calcisticamente datati, che dominano ancora la scena pallonara e occupano le pagine dei giornali: Cristano Ronaldo ha 35 anni, Ibrahimovic 38, Chiellini 36, Dzeko 34, Buffon 42 ecc.
E, secondo i bene informati, la disfatta (2-8) del Barcellona contro il Bayern favorirà l’arrivo di Messi (33 anni) all’Inter. I più screanzati parleranno del nostro campionato come di un cimitero degli elefanti, di un rifugio per anziani ecc. Ci rendiamo conto che tutti questi assi facciano ancora la differenza, nel calco d’oggi, ma finchè la forma reggerà: basterà un incidente – che non auguriamo a nessuno di essi – per cambiare il loro rendimento e le generali aspettative. Il gioco sempre più veloce non favorisce certo assi al tramonto (anche atletico) della propria carriera calcistica. L’eventuale arrivo di Messi servirà allo spettacolo, a vincere forse qualcosa, ma non a costruire un futuro. Ripeteremo forse in sedicesimo quel che è successo per anni in Spagna, con la lotta fra Real (Ronaldo) e Barcellona (Messi). Oggi si vive al presente, ma – guardando avanti – non si può non condividere quel che ha pensato Agnelli, programmando uno svecchimento della Juve, cominciato con l’avvento di Pirlo: un esordiente senza esperienza nel comando degli uomini, che si potrebbe anche avvalere della collaborazione di Andreazzoli o di chi per lui.
Un cambiamento che proseguirà con l’innesto di forze giovani al fianco di qualche giocatore d’esperienza (a cominciare da Ronaldo) per costruire un futuro diversamente vincente. Si è parlato persino della partenza di Dybala, che non è certo vecchio…Non sappiamo se lo choc improvviso porterà la Juve al decimo scudetto, visto che il nono è arrivato con un solo punto di distacco sull’Inter, ma l’idea è condivisibile, bisogna smuovere le acque. Certo i bianconeri dovranno rinunciare a qualche nome di prestigio e vedremo con quale coraggio il club si priverà di chi ha fatto la storia, ma il fatto che il primo club d’Italia sia partito decisamente per un rinnovamento che nessuno aveva previsto, è un segno importante. Gli altri aspettano (ancora) di vincere qualcosa, la Juve ha già dominato in Patria e si prepara a cambiare i propri orizzonti. In passato i dirigenti bianconeri non hanno sempre programmato bene: il fatto che la Juve abbia vinto solo due Champions, mentre il Milan sette e l’Inter tre, la dice lunga sulla vocazione internazionale dei dirigenti nelle capitali del calcio italiano. Una volta a Torino si accontentavano degli scudetti, di dominare nell’orticello di casa, ora forse le cose stanno cambiando.
Per inciso, Spagna (18) e Inghilterra (13) precedono l’Italia (12) nella classifica delle vittorie in Champions. Parlando più in generale del nostro calcio, un anno più disgraziato di questo (calcisticamente e non), difficilmente lo rivivremo. Sperando che gli scienziati ci indichino strade diverse e meno accidentate nella ricerca del vaccino, proviamo a immaginare un futuro che in ogni caso si presenta incerto. Si è concluso un campionato difficile, portato avanti “per forza”, ma come sarà il prossimo, che dovrebbe cominciare nel week end del 19 e 20 settembre? Ci sarà il pubblico, si giocherà ancora a porte chiuse, come nel cortile di casa? I faraonici stadi nostrani ospiteranno ancora solo le urla, spesso scomposte, delle panchine? E la nostra Nazionale, che pure aveva rimontato posizioni dopo l’arrivo di Mancini, verrà aiutata, o sarà abbandonata a sè stessa? Gli interrogativi e le considerazioni sul momento del nostro calcio, non sono pochi e di scarso conto. C’è da chiedersi se esiste ancora spazio per l’ottimismo. Preferiamo pensare di sì…
(ITALPRESS)