Da Zurigo a Cagliari per la ricerca su tecnologie alternative

ROMA (ITALPRESS) – Walter Tarantino, 37 anni ha trasferito dal Politecnico Federale di Zurigo – ETH al Dipartimento di Fisica dell’Università di Cagliari le sue ricerche sulle tecnologie alternative a quelle basate sul silicio. In particolare segue lo studio di un nuovo tipo di hardware che imiti l’attività computazionale del cervello umano utilizzando materiali granulari nanostrutturati con specifiche caratteristiche elettriche.
“Oggi – spiega – tutti abbiamo in tasca un dispositivo, lo smartphone, che è migliaia di volte più potente dei computer che la NASA aveva a disposizione quando ha mandato il primo uomo sulla Luna. Questo è stato reso possibile grazie agli enormi avanzamenti tecnologici nel processo di miniaturizzazione delle componenti elettroniche che costituiscono un computer. Un processo ancora in atto ma con dei limiti fisici che stiamo per toccare (non si può fare un chip più piccolo degli atomi che lo compongono!). Per continuare sulla strada della miniaturizzazione (che non vuol dire solo dispositivi più piccoli, ma anche più veloci e più efficienti), da diversi anni si stanno sperimentando, nel privato come nelle università, tecnologie alternative a quella attuale. La mia attività di ricerca si inserisce nel filone dello sviluppo della tecnologia chiamata “neuromorfica”, che si ispira al dispositivo di calcolo più efficiente che conosciamo: il cervello umano. In particolare, un gruppo dell’Università di Milano con cui collaboro strettamente sta cercando di mettere a punto un dispositivo che potrebbe essere usato nella costruzione della controparte sintetica delle sinapsi. In qualità di fisico teorico il mio contributo è quello di aiutare a capire i risultati degli esperimenti: grazie a sofisticate simulazioni al computer posso controllare il moto dei singoli atomi del sistema sotto analisi, così da meglio comprendere come agire sul sistema e adattarlo alle esigenze tecnologiche”.
Un percorso di ricerca che il dottor Tarantino ha avviato dopo aver lavorato – durante il dottorato a Zurigo – sulle possibili connessioni tra teorie per le particelle elementari e uno dei grandi problemi aperti in astrofisica: l’origine di quelle che in gergo vengono chiamate energia e materia “oscura” (aggettivo che ne indica la non chiara provenienza). Tematiche affascinanti, ma troppo “speculative”: così decide di cimentarsi con qualcosa di più concreto, iniziando a lavorare su tematiche legate allo studio dei materiali per nuove applicazioni tecnologiche, un campo estremamente dinamico, dal punto di vista teorico che sperimentale. Prima di rientrare in Italia grazie al Bando Brains to South è stato all’estero più di dieci anni: a Londra è al King’s College London, a Parigi all’E’cole polytechnique, a Halle Saale in Germania al Max Planck Institute of Microstructure Physics e poi a Zurigo all’ ETH Zùrich.
E’ sposato con una collega conosciuta a Londra: il loro lavoro li ha portati a vivere lontani per lunghi periodi ma hanno vissuto ogni nuova esperienza come una nuova avventura per la coppia. Di recente, la loro famiglia si è anche allargata…
Sul suo rientro in Italia chiarisce: “La mia professione è assolutamente internazionale, ho sempre collaborato con persone che venivano da ogni angolo del globo, e credo che questa sia uno dei suoi aspetti migliori: viaggiare e conoscere realtà diverse fa crescere umanamente. Il finanziamento che la Fondazione aveva messo a disposizione era molto appetibile. Contava il fatto che fosse in Italia? Sì e no: ovviamente c’è una componente personale per cui mi fa piacere lavorare in Italia, ma non vorrei essere etichettato come un “cervello in fuga” che sta (ri)entrando. Ritengo giusto, come ha fatto la Fondazione con il Sud con questo bando, promuovere la ricerca degli istituti italiani (e meridionali in particolare), favorendo anche l’assunzione di personale non italiano. Vincere il bando mi ha messo a disposizione un budget con cui conduco liberamente la mia attività di ricerca e mi ha dato l’opportunità di lavorare con esperti mondiali del mio settore di ricerca.
Quali gli sviluppi futuri?
Da quando mi sono laureato, ho vissuto sempre non sapendo dove sarei stato da lì a 5 anni (da giovani questa cosa è eccitante, ora, con una moglie ed un bimbo, un pò meno!). E, tuttora, non posso dire se questo sarà solo una tappa della mia vita o segnerà un rientro “definitivo” in Italia. Molto dipenderà dalle occasioni che sorgeranno da qui alla fine del mio contratto. Il finanziamento è di tre anni, quindi… riparliamone tra due!
(ITALPRESS).