Fondi Ue, Donato “Non sarà il Recovery Fund a salvarci”

“Secondo lo studio della Corte dei Conti europea, sono poco più del 30% i fondi Ue spesi dall’Italia nel 2019, con una media europea comunque bassissima, del 40%. In commissione Regi al Parlamento europeo lavoro da oltre un anno su come semplificare i Regolamenti sui fondi europei per lo sviluppo regionale e la coesione territoriale: un sistema estremamente farraginoso e complesso, che rende spesso molto difficile per cittadini e aziende dei Paesi membri, quando non impossibile, accedere a fondi Ue”. Così in una nota Francesca Donato, europarlamentare della Lega. “Per far fronte all’emergenza Covid-19, l’Ue ha predisposto in tempi rapidissimi gli strumenti CRII e CRII+, pensati proprio per semplificare l’accesso ai fondi e accelerare la spesa delle somme ancora inutilizzate, tramite significativi ‘tagli’ agli adempimenti formali normalmente prescritti e l’aumento della percentuale di finanziamento Ue sino al 100%”, aggiunge.

“Grazie a queste misure, l’assorbimento dei fondi è prontamente aumentato. Il Recovery Fund prevede finanziamenti agli Stati membri più in difficoltà con gli stessi meccanismi e schemi adottati per i fondi strutturali. Ma per il prossimo futuro, paradossalmente, alla complessità attuale, la Commissione e il Consiglio europeo intendono introdurre ulteriori strettoie, legate sia al rispetto dei vincoli climatici che a ulteriori condizionalità macroeconomiche che renderanno l’accesso a questi fondi ancora più impervio e tardivo – conclude Donato -. Se questo indirizzo non cambia, per uscire dall’attuale fase di drammatica crisi economica e sanitaria l’Italia potrà nei prossimi anni contare con certezza solo sulle proprie risorse e sul finanziamento tramite i mercati finanziari, sostenendo in deficit la spesa necessaria a salvare la propria economia e la vita dei propri cittadini, come ha già fatto la Germania, fra gli altri, stanziando ben mille miliardi di euro per supportare le proprie imprese. Oggi la partita della crisi pandemica è economica oltre che sanitaria e il rischio che la linea attendista del Governo su questo fronte ci lasci un’Italia ancora più debole rispetto alle economie trainanti in Europa è già una realtà che si concretizza sotto i nostri occhi”.

(ITALPRESS).