Liberi professionisti, supporto da regione Lombardia

MILANO (ITALPRESS) – La crisi economica post-Covid colpisce duramente i liberi professionisti in Lombardia: sono oltre 10mila coloro che, a causa della pandemia, hanno dovuto chiudere gli studi professionali. Si tratta di lavoratori che, nel giro di un anno, sono scesi da 296.914 a 286.497. Questa la fotografia della Regione Lombardia scattata dal Rapporto sulle libere professioni lombarde, realizzato dall’Osservatorio di Confprofessioni, al centro oggi pomeriggio di un dibattito al quale hanno partecipato, fra gli altri, il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana e l’assessore allo Sviluppo economico Guido Guidesi.
Un dato emerge chiaramente dal confronto: il calo dei liberi professionisti lombardi rappresenta un danno per la regione in termini occupazionali. Il Rapporto di Confprofessioni, principale organizzazione di rappresentanza dei liberi professionisti in Italia, indica infatti che nel 2019 ammontavano a 37.894 i liberi professionisti datori di lavoro.
Numeri di fronte ai quali i vertici regionali promettono il loro impegno per sostenere un settore “quello delle libere professioni che rappresenta un tesoro di competenze e qualità che opera al servizio di imprese e cittadini”, ha sottolineato Fontana, ricordando che fino al 2019 i liberi professionisti erano l’unico comparto a crescere tra i lavoratori indipendenti.
“L’emergenza sanitaria e la conseguente crisi economica hanno messo alla prova imprese e professionisti, questi ultimi necessitano certamente di un’attenzione maggiore, che, come Regione Lombardia, faremo in modo di non far mancare”, ha promesso Fontana, precisando che una chiave della ripresa è la “formazione di qualità”. Su questo tema, ha quindi concluso, “posso assicurare il mio impegno affinché una parte importante delle risorse che ci arriveranno dall’Europa siano impiegate in iniziative finalizzate allo sviluppo di un capitale umano formato”.
Se la Regione annuncia il suo supporto, a intervenire deve anche essere lo Stato. Nonostante “i dati preoccupanti che emergono dal Rapporto” Gaetano Stella, presidente di Confprofessioni, si è detto “fiducioso” sul fatto che “i professionisti possano trovare al loro interno la volontà di ripartire”, ma “ulteriori ristori saranno necessari”. Ricordando che “da un anno i professionisti non ricevono contributi da parte dello Stato”, Stella ha osservato che “la riapertura delle attività non consentirà che i professionisti riaprano immediatamente, ci vorrà più tempo”. Per questo, ha rimarcato, “aspettiamo con fiducia questi ulteriori 40 miliardi di euro che il governo metterà a disposizione del Decreto Sostegni bis”.
Sottolineando come la pandemia ha segnato un profondo spartiacque nel mercato del lavoro autonomo e professionale, invertendo il trend positivo registrato fino a due anni fa, l’assessore Guidesi ha rilevato che “gli studi professionali sono realtà che spesso collegano comparti e know how diversi, e il contributo delle professionalità diventa quindi fondamentale nella nostra Regione”.
Nel suo intervento Enrico Vannicola, presidente di Confprofessioni Lombardia, torna sui dati. “I numeri del Rapporto ci dicono che la crescita economica della Regione è strettamente correlata alla presenza di liberi professionisti e, quindi, è proprio da qui che bisogna ripartire”, ha detto Vannicola-. “È indispensabile prevedere un piano di rilancio del nostro settore, sfruttando le risorse che arriveranno dalla prossima programmazione comunitaria e dal Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza), con un attenzione particolare ai giovani professionisti”.
(ITALPRESS)