Massimo Ranieri, l’interprete di “Perdere l’amore” compie 70 anni

L’anno scorso, parlando dei settant’anni che avrebbe compiuto il 3 maggio 2021, Massimo Ranieri aveva espresso due desideri, due regali da farsi in occasione di un compleanno così importante: condurre un Festival di Sanremo e tornare in teatro con un classico di Shakespeare da recitare accanto a un monumento del palcoscenico come Glauco Mauri. Ora che i 70 sono praticamente arrivati, non sappiamo se riuscirà davvero a realizzarli: causa Covid il teatro non se la passa tanto bene e sulla conduzione del prossimo Sanremo circolano le ipotesi più disparate. Il cantante e attore napoletano può, tuttavia, consolarsi con una carriera che pochi possono vantare. Basti citare gli oltre quattordici milioni di dischi venduti che ne fanno uno tra gli artisti italiani con le vendite più alte.
Per non parlare di premi e riconoscimenti: una vittoria al Festival di Sanremo (nel 1988 con “Perdere l’amore”), due a Canzonissima (nel 1970 e nel 1972, rispettivamente con “Vent’anni” e “Erba di casa mia”), due Premi Regia Televisiva nella categoria Top Ten (nel 2014 e nel 2015, per altrettante edizioni del suo show “Sogno o son desto”), solo per citarne alcuni. Una carriera col botto, insomma, iniziata quando aveva solo 13 anni, dopo un’infanzia vissuta in povertà in cui aveva cercato di dare una mano alla numerosa famiglia lavorando come garzone, fattorino, barista e intrattenitore nelle cerimonie.
Il primo contratto discografico, nel 1966, è con la Cgd: lui, che di nome fa Giovanni Calone, inizialmente si chiama solo Ranieri, nome conosciuto dalla gente per il principe monegasco; poi aggiunge Massimo. Iniziano le partecipazioni in tv: “Scala reale”, , “Canzonissima”, il “Cantagiro”, il Festival di Sanremo.
A soli 18 anni, nel 1970, esordisce al cinema nel film “Metello” di Mauro Bolognini che gli vale il David di Donatello e il Premio Internazionale della Critica. Dieci anni dopo, nei quali proseguono l’esperienza cinematografica e le partecipazioni televisive, l’incontro con Giorgio Strelher, cui segue la tournée europea con lo spettacolo “L’anima buona di Sezuan” diretto dallo stesso Strehler.
Nel 1996 si apre anche al doppiaggio: è la voce di Quasimodo nel film d’animazione Disney “Il gobbo di Notre Dame”. Replicherà l’esperienza nel 2002 con il sequel del film. Il teatro lo vede, nel 2008, anche alla regia quando dirige il remake teatrale del film “Poveri ma belli” con Bianca Guaccero e Michele Carfora.
Qualche anno dopo il teatro lo porta anche in televisione con quatto commedie di Eduardo De Filippo che dirige e interpreta: “Filumena Marturano”, “Napoli milionaria!”, “Questi fantasmi!” e “Sabato, domenica e lunedi”. Segue lo show “Canto perché non so nuotare… da 40 anni”, che riprende il titolo del doppio album con cui, nel 2006, ha festeggiato quarant’anni di carriera.
Arriva il 2020 e Ranieri è ospite al Festival di Sanremo per duettare con Tiziano Ferro sulle note di “Perdere l’amore”. A dicembre dello stesso anno conduce su Raitre il programma “Qui e adesso”, che dà il titolo all’ultimo album.
Nella biografia di Ranieri figurano 34 film per il cinema, 27 film per la tv, 18 show televisivi e 40 spettacoli teatrali. Alcuni titoli, come “Rinaldo in campo” e “Pulcinella”, sono entrati nella storia dello spettacolo. Niente male per uno che da ragazzino, ha raccontato lui stesso, cantava su uno scoglio perché non sapeva nuotare e doveva aspettare che i compagni lo riportassero a riva.
(ITALPRESS).