Sab. Set 12th, 2026

Mattarella e la “nostra Patria Europa”, laurea honoris causa a Parma

PARMA (ITALPRESS) – “L’Europa ha compiuta una svolta in questi mesi, gravosamente maturata sin dalle prime fasi della diffusione pandemica e poi culminata con il Next Generation EU. Ha mutato alcuni dei paradigmi che avevano condizionato le politiche continentali nelle precedenti crisi degli anni Duemila, penalizzando fortemente i Paesi più deboli”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nella sua lectio magistralis in occasione del conferimento della laurea honoris causa in Relazioni internazionali ed europee da parte dell’Università di Parma.
“E’ stata per l’Unione Europea una lezione che ha sollecitato una visione lungimirante: far diventare questo Piano di ripartenza la spina dorsale di una nuova, più solida e più equa, integrazione del Continente – ha aggiunto il capo dello Stato -. Si tratta di un salto di qualità, capace di rafforzare ulteriormente i legami già esistenti tra i popoli e gli Stati dell’Unione”.
“La pandemia ci ha dimostrato, ad esempio, quanto importante sia la ricerca medica, ma anche quanto risolutiva sia la volontà politica di mettere i suoi risultati a disposizione di tutti – ha sottolineato Mattarella -. E’ bene fare tesoro degli insegnamenti tratti in questi due anni difficili. Siamo stati costretti ad affrontare lutti, sofferenze, pesanti limitazioni, e la dura crisi che ne è scaturita condiziona ancora l’economia e gli equilibri sociali”.
“Ma abbiamo compreso, oltre ogni ragionevole dubbio, quale valore abbiano la conoscenza scientifica, la professionalità degli operatori, la coesione sociale, la risposta comune che viene dal senso civico e dalla coscienza di un destino condiviso – ha proseguito il presidente della Repubblica -. Il modello sociale europeo è innervato di questi valori, che sono, al tempo stesso, culturali e sociali. Sono anche civili, indicati nella vita quotidiana. Le istituzioni europee e le politiche pubbliche dell’Unione ne dovranno sempre più tenere conto”.
“Nel discorso pronunciato il 21 aprile del 1954 a Parigi, alla Conferenza Parlamentare Europea, Alcide De Gasperi, che aveva visto naufragare il tentativo di impostare una politica comune di sicurezza e di difesa, non attenuò la fiducia nell’orizzonte europeo e, pur riconoscendo le difficoltà, rilanciò la sfida del passaggio dalla “piccola Europa” dei sei Paesi che avevano inteso avviare il processo dell’integrazione a un’Europa “di più vasti orizzonti””, ha ricordato Mattarella.
“Con riferimento alle grandi correnti di pensiero della nostra storia politica, ebbe a dire che “queste forze spirituali rimarrebbero inerti negli Archivi e nei Musei se l’idea cessasse di incarnarsi nella realtà viva di una libera democrazia che, ricorrendo alla ragione e all’esperienza, si dedichi alla ricerca della giustizia sociale” – ha aggiunto il capo dello Stato -. Ebbene, “ragione” ed “esperienza” sono ancora le parole chiave del nostro futuro, in quella che De Gasperi definì “nostra Patria Europa””.
“Giuseppe Mazzini – del quale il prossimo anno celebreremo i 150 anni dalla morte – ci dice “che la patria è la casa dell’uomo, non dello schiavo”. La Patria Europa, con le sue università, può essere l’approdo anche per chi, qui giunto o che giunge tra noi, vuole, attraverso lo studio e il confronto con i maestri, sfuggire alle schiavitù che ci circondano – ha detto ancora Mattarella -. Democrazia e libertà hanno bisogno del sapere che le università alimentano, non possono rinunciare al confronto delle idee e delle conoscenze che dalle università trae origine e impulso. Non possono fare a meno della ricerca e delle scienze – preziose e fondamentali – e nel contempo della cultura delle idee, necessaria per governare le tecniche, per coglierne l’impatto sull’organizzazione delle società e sui diritti umani; e per definirne i confini, per renderle sempre più al servizio della persona e della comunità. Ogni tempo propone le sue sfide; e nuovi compiti scaturiscono, di conseguenza, per ciascuno di noi, anzitutto per la cultura. Le università sono state, nei secoli, motori dell’Europa; che oggi è la nostra casa – ha concluso Mattarella -. L’auspicio è che sappiano continuare ad esserlo anche nel futuro”.
(ITALPRESS).

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