UCCISO DAVANTI AL FIGLIO DI 6 ANNI, UN ARRESTO

Ucciso per uno schiaffo dato due anni prima allo zio del presunto killer. E’ per questo che Carmelo Polito, l’1 marzo del 2011, sarebbe stato freddato in pieno centro abitato a San Gregorio d’Ippona con cinque colpi di pistola calibro 7.65, davanti al figlio di soli 6 anni, miracolosamente scampato all’agguato.
A distanza di otto anni i Carabinieri del Comando provinciale di Vibo Valentia, coordinati dal procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, hanno fatto luce sull’omicidio, identificando il presunto killer. Si tratta di Francesco Pannace, 32 anni, di San Gregorio d’Ippona, già detenuto perché coinvolto in un altro efferato omicidio, quello di Giuseppe Prostamo. L’uomo è stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. A fare fuoco, secondo l’accusa, sarebbe stato proprio lui. Ad incastrarlo è stata in particolare un’intercettazione ambientale captata dai militari dell’Arma nell’auto intestata a Rosario Fiarè, ritenuto esponente di spicco dell’articolazione di ‘Ndrangheta di San Gregorio. Francesco Pannace era infatti l’autista del boss e l’effettivo utilizzatore dell’auto. Qualche mese dopo l’omicidio di Polito, conversando in auto con un giovane del posto si faceva sfuggire una frase emblematica per le indagini: “Ma hai saputo che mi hanno inculato no?… perché ho ammazzato questo figlio di puttana”. All’affermazione di Pannace, il suo interlocutore chiedeva: “Chi Polito ?” e lui rispondeva: “Era pazzo! E così via… per te, per me e per gli altri”.

Un’altra conversazione ritenuta fondamentale dagli inquirenti per la ricostruzione del caso è avvenuta in carcere a Vibo dove Francesco Pannace si trovava ristretto in seguito all’arresto in flagranza dell’omicidio di Giuseppe Prostamo per il quale è stato condannato in via definitiva. In quell’occasione indicava al cugino il luogo in cui aveva nascosto il passamontagna “vedi sotto quell’eternit appena scendi? Là sotto c’è un passamontagna”. L’attività di riscontro dei Carabinieri ha permesso di recuperarlo proprio nel luogo indicato dallo stesso Pannace. Era nascosto all’ingresso della stradina d’accesso della proprietà del nonno. Allo stesso tempo Pannace chiedeva al cugino se anche l’arma era ancora nascosta invitandolo a non rimuoverla dal posto designato e di prestare attenzione: “Stai attento se arrestano te cosa faccio qua dentro…”.
La vittima era considerata persona aggressiva e prepotente “solita ad andare in giro a chiedere soldi o a prendersi le cose senza pagare il prezzo”. Annoverava diversi precedenti penali per furto, rapina, omicidio e tentato omicidio. Un atteggiamento che avrebbe creato malcontento tra gli abitanti del paese. Tra l’altro Polito era appena uscito dal carcere psichiatrico di Barcellona Pozzo di Gotto dove era stato detenuto. Sarebbe stato quindi “giustiziato” in pieno giorno per uno schiaffo inflitto due anni prima allo zio del presunto killer e anche per dei “buffetti sulla guancia”, a mo’ di richiamo dati a Rosario Fiorillo in carcere, come riferito agli inquirenti dal collaboratore di giustizia Raffaele Moscato.
(ITALPRESS).

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