A NAPOLI ANCELOTTI PER LA CHAMPIONS E GATTUSO PER IL CAMPIONATO

Stupirete: nonostante i dibattiti fra intellettuali sul tema “L’allenatore perfetto dove lo metto?” la situazione delle italiche panchine è a dir poco contraddittoria. Dopo l’esonero di Emery e Pochettino, i soliti sopravvalutati dagli opinionisti, se oggi vuoi cambiare c’è un solo tecnico pronto all’uso, e si chiama Gattuso. È questione di ore, al massimo di giorni, poi potrà scegliere là dove si risparmia il panettone, esonerando i perdenti prima di Natale. Commisso lo vorrebbe alla Fiorentina “perché è calabrese”, Preziosi lo vorrebbe al Genoa “perché costa poco”, De Laurentiis lo vorrebbe al Napoli “per fare un dispetto ai napoletani”, Mattioli – presidente della Spal – lo vorrebbe a Ferrara “perché non c’è altro”. E giá che ci sono direi, come si dice nel giardino dei Finzi Contini, ‘a sam mis mal”, siamo messi male.
Non c’è l’ho con Gattuso, prendo solo nota della sua unicità peraltro avvalorata da quei geni del Milan che l’hanno scaricato perché non faceva fino (Maldini e Boban invece) e sono costretti a rimpiangerlo. E a pagarlo. Giusto Pioli, l’altro buon prezzemolo degli stati di crisi, ha riportato il venusto club rossonero prossimo ai 120 anni a quel tanto di dignità che gli compete. In fin dei conti, rivisitando l’intervista di Sconcerti a Allegri, il calcio gestito dai furbi, invaso dai cialtroni, manipolato dai “filosofi”, porta a lui, a Gennaro il Semplice, traduttore degli insegnamenti triestin/padovani di Nereo Rocco, salernitani di Gipo Viani, lumbard di Gianni Brera. Gattuso è il calcio italiano che serve quando serve eppoi, passata la paura, può essere anche infiorettato, intellettualizzato per quegli opinionisti tivù che non sanno leggere nè scrivere ma hanno imparato nottetempo le parole per impressionare i gonzi in un italiano che si chiama calcese.
La chiacchiera che più ha sorpreso è tuttavia quella nata a Napoli: Gattuso al posto di Ancelotti. Oddio, ma non è la piazza dov’è nato il Sarrismo, profumo di bellezza nell’asprezza naftalinata del catenaccio? È pura blasfemia accostare il nome di Ringhio a quello del Profeta perduto, meglio, ad esempio, richiamare Edy Reja il Restauratore. Ho tuttavia letto la velenosa critica di un influente napoletano che consiglia “un badante per Carlo”, mica perché Ancelotti sia fuso ma perché al suo livello puó essere competitivo solo in Europa. E infatti Genk o non Genk lo vedremo passare agli ottavi di Champions. Un badante no, ma suggerirei a De Laurentiis una soluzione da grande club rivoluzionario: si tenga Ancelotti per la Champions, affidi a Gattuso la squadra per il campionato. I signorini si sono lamentati degli allenamenti blandi di Carletto? Ringhio gli fará vedere i sorci verdi, consegnandoli periodicamente al fratello maggiore (cosí si é definito Ancelotti) tirati a lucido. E basta inseguire la Juve, il posto del Napoli l’ha ormai preso l’Inter di Conte, meglio cercare di sottomettere – fate bene i calcoli – il City di Guardiola o l’United di Mourinho o che altro passerá il convento. Magari per arrivare davanti alla Juve in edizione straordinaria: a Istanbul.

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